Cultura e Malattia mentale

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Gli antropologi non sono d’accordo sul ruolo svolto dalle differenze culturali nell’incidenza e nella natura della malattia mentale.

Diverse ricerche mediche hanno dimostrato che vi sono probabilmente delle importanti basi genetiche e chimico-neurologiche per disturbi mentali classici, quali la schizofrenia e le psicosi maniaco-depressive (Kandel, 1994, 2007; Harris, 1990). Ciò concorda con il fatto che l’incidenza di tali infermità in gruppi diversi fra loro, quali gli svedesi, gli eschimesi, gli yoruba dell’Africa occidentale e i canadesi, non mostrano differenze notevoli (Murphy, 1976). Tuttavia, non vi è dubbio che, anche quando sintomi ampiamente diffusi della stessa infermità mentale possono essere riscontrati in un esame transculturale, vi è comunque una considerevole differenza a seconda della società in cui gli specifici sintomi in questione vengono analizzati. Ad esempio, in una vecchia ricerca, un confronto fra pazienti schizofrenici di discendenza irlandese e italiana in un ospedale di New York, ha dimostrato che vi è un insieme sostanzialmente differente di sintomi associato con ogni gruppo (Opler, 1959). In questo studio, gli irlandesi tendevano ad essere ossessionati da un senso di colpa di tipo sessuale e si mostravano molto più riservati e tranquilli degli italiani, mentre questi ultimi erano sessualmente più aggressivi e molto più portati ad eccessi di collera e di violenza. Così come gli indiani crow hanno particolari esperienze durante le loro visioni, basate su aspettative culturali tipiche della loro società, allo stesso modo il contenuto specifico delle allucinazioni psicotiche cambia da una cultura all’altra (Harris, 1990).

Si possono riscontrare delle prove dell’esistenza di una forte influenza esercitata dalla cultura sulla malattia mentale nelle psicosi tipiche di una società – ovvero, disordini mentali che presentano un insieme ben differenziato di sintomi, connessi unicamente con una o poche culture. Uno dei più noti è chiamato isteria artica ed è considerato il più conosciuto tipo di psicosi specifico di una determinata società; esso viene anche definito pibloktoq. Diversamente dalle psicosi classiche, questa si manifesta all’improvviso. Le sue “vittime” cominciano a saltare, si stracciano i vestiti, muovono gli arti convulsamente e sin rotolano nudi nella neve e nel giaccio. Si può cercare di spiegare questo comportamento paragonandolo ad un caso grave di “claustrofobia”. Costretti nei loro alloggi piccoli ed affollati per lunghi periodi, durante i quali non possono sfogare i propri sentimenti di ostilità, le vittime del pibloktoq “usano” la crisi isterica come mezzo per esprimere le loro frustrazioni represse. Tuttavia, sembra anche plausibile che la causa di un simile attacco convulsivo sia da ricercarsi nella dieta a base di carne degli eschimesi. Mancando di cibo vegetale e di radiazioni solari, questo popolo è costretto a basare la sua sopravvivenza sul consumo di fegato dei mammiferi marini per procurarsi le vitamine A e D. Un’eccessiva assunzione di fegato produce un pernicioso eccesso di vitamina A, ma mangiarne troppo poco causa una deficienza di vitamina B, il che a sua volta comporta una carenza di calcio nel flusso sanguigno. Ambedue le situazioni – eccesso di vitamina A e poco calcio nel sangue – sono notoriamente associate con convulsioni ed episodi psicotici (Landy, 1985; Wallace, 1972). Di conseguenza, l’isteria artica è probabilmente generata dall’interazione tra condizioni di vita culturalmente definite e un problema chimico nutritivo.

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