La costruzione sociale del sé e la teoria del significato: George Mead e Herbert Blumer

   George Herbert Mead (1863-1931) rappresenta il punto di contatto fra il pensiero pragmatista nord americano e le teorie dell’interazionismo simbolico. Egli fu originale interprete del lavoro di William James e collaboratore di John Dewey sotto la cui direzione, dalla fine del 1894, continuò la propria carriera accademica presso il dipartimento di filosofia dell’università di Chicago. La sua opera più importante Mente, Sé e Società (1934) racchiude i contenuti del corso Advanced Social Psychology e divenne punto di partenza per lo sviluppo delle teorie e delle ricerche dell’interazionismo simbolico, le cui direttrici furono organizzate dal suo allievo Herbert Blumer.
La dimensione innovativa del pensiero di
Mead risiede nell’aver posto come oggetto della psicologia l’analisi degli scambi interindividuali che si osservano nei processi sociali. In tali processi di interazione reciproca si genera il Sé, la cui natura quindi è essenzialmente sociale. L’acquisizione della consapevolezza di se stessi risulta essere un processo secondario rispetto all’esperienza della relazione con l’altro. La coscienza degli altri precede la coscienza di se stessi. Le persone sono capaci nel corso di una interazione simbolica di acquisire il ruolo dell’altro e di adottare nel confronto di se stessi l’atteggiamento assunto dal proprio interlocutore. Nel corso dell’interazione simbolica le persone costruiscono una identità, assumono un ruolo e negoziano regole e significati. La facoltà di prendere il ruolo dell’altro permette la condivisione di un repertorio di segni e significati attraverso i quali è possibile costruire una rappresentazione di sé funzionale alla gestione dell’interazione. I significati appartengono alle loro dimensioni d’uso; Mead sostiene che “la natura del significato è intimamente associata al processo sociale che soltanto a questa condizione può manifestarsi […] e il significato implica una triplice relazione fra le varie fasi dell’atto sociale inteso come il contesto nel quale esso nasce e si sviluppa” (1934, p.66) (Cosnier, 2002).
Il pensiero di
Mead permette al clinico di ripensare alle competenze necessarie per svolgere la propria attività. Proponendo una teoria sociale della costruzione del sé, dell’identità e di ciò che appare diverso, deviante e patologico viene mutato il baricentro del sapere a cui deve fare riferimento lo psicologo. Ogni forma di disagio portata dall’individuo non può più essere letta al di fuori del contesto sociale in cui l’individuo agisce. Il contesto sociale fornirà una serie di strumenti attraverso cui orientare l’attività di cambiamento. Una disaffezione nei confronti della vita in un dirigente d’azienda o in un poeta esistenzialista richiederanno modalità di intervento che non possono dimenticare la matrice sociale in cui tale condizione si è generata. Spetta al clinico possedere le conoscenze per declinare i propri interventi utilizzando un linguaggio che abbia senso nel mondo sociale dell’individuo e di conseguenza per l’individuo stesso.

 

"Non conosco altri modi in cui l’intelligenza o la mente potrebbero sorgere o essere sorte se non attraverso l’interiorizzazione da parte dell’individuo dei processi sociali dell’esperienza e del comportamento" ("Mente, Sé e Società", Giunti Barbera, Firenze 1972, p.203).


    Herbert
Blumer (1900-1987) rappresenta l’ideale continuatore dell’opera di Mead. Egli identifica gli studi della scuola di Chicago con l’espressione di interazionismo simbolico (1934), mettendo in evidenza come il processo interattivo sia il centro di questi contributi. Tale processo non va considerato come un susseguirsi meccanico di azioni e reazioni, piuttosto esso appare generato dai significati impiegati dai soggetti interagenti. Blumer (1969) individua tre direttrici alla base del pensiero interazionista: 1) il rapporto dell’uomo con gli oggetti di cui ha esperienza è guidato dai significati che egli vi riconduce; 2) tali significati sono appresi dalle interazioni con gli altri; 3) tali significati sono poi elaborati e modificati dalla persona attraverso un processo interpretativo. Egli chiarisce come l’individuo non si limiti ad accogliere i significati che gli vengono comunicati, ma contribuisce egli stesso alla loro definizione. Per cui un delirio è psicologicamente rilevante non come sintomo, ma come tentativo della persona di configurare una teoria del proprio disagio, non disgiunta dai contesti da cui mutua specifici modelli interpretativi.
Il clinico utilizzando queste tre direttrici inizierà a configurare la realtà in termini differenti. Essi rappresentano uno strumento con cui leggere il disagio dell’altro, senza escludere la persona dai significati che possono essere utilizzati per orientare il cambiamento. La formalizzazione di
Blumer permette di evitare sbandamenti e di riportare lo psicologo in una modalità pluralista di operare e comprendere la realtà. I significati utilizzati saranno sempre significati negoziati con l’altro e non saranno ad esso sovraordinati.

Chi Siamo

intera
Presso il Centro di Psicologia Giuridica – Sessuologia Clinica – Psicoterapia di Padova ricevono i seguenti professionisti... 
Scopri Chi Siamo

Contatti

Per prendere appuntamento o per ricevere informazioni è possibile chiamare direttamente il Responsabile dell'area Consulenza Psicologica.

  • Telefono: 349.8632076

Google +

Dove Siamo

mappas
Il Centro Interattivamente si trova in Via Carlo Rezzonico, 22 – 35131 Padova.
Scopri dove siamo

Sei qui: Home Articoli psicologia Psicologia clinica La costruzione sociale del sé e la teoria del significato: George Mead e Herbert Blumer