La psicologia dell’interazione con gli altri

 Marco Inghilleri

(psicologo - psicoterapeuta)

  

  

Per noi tutti è estremamente importante far sì che le nostre interazioni e relazioni personali siano remunerative e abbiano successo. Il comportamento interpersonale non è solo un aspetto rilevante della nostra vita privata. Una quantità crescente di persone lavora in settori nei quali la capacità di interagire con gli altri è forse la principale competenza richiesta. La crescente rilevanza economica del “terziario” fa sì che l’abilità nell’interazione, il possesso di abilità personali, divenga sempre più importante anche in campo professionale.

 

L’analisi del modo in cui gli individui interagiscono nel corso della vita quotidiana è importante per aumentare e raffinare maggiormente il bagaglio di competenze alla relazione che già di per se ogni individuo possiede.

 

La comunicazione è solo un aspetto di queste competenze, ma è anche la componente più importante. Tuttavia, essa è un processo sociale che non avviene esattamente nel vuoto. Altri aspetti dell’interazione sociale concorrono a determinarla e a influenzare ogni nostro atto comunicativo.

 

Per realizzare un’interazione sociale riuscita, è necessario, in primo luogo, essere in grado di percepire correttamente le persone con le quali si entra in contatto. La percezione degli altri è uno dei compiti più importanti e complessi che dobbiamo risolvere nella vita quotidiana.

 

Quasi tutto ciò che gli esseri umani fanno o dicono può essere interpretato in molti modi diversi. Il successo delle nostre interazioni sociali e della nostra comunicazione è pertanto legato alla capacità di interpretare, capire e prevedere correttamente il comportamento degli altri.

 

La percezione degli altri può essere vista come la prima fase di ogni interazione sociale e, di conseguenza, di ogni comunicazione. La possibilità di instaurare una relazione presuppone la capacità di percepire e interpretare le caratteristiche delle persone. La percezione degli altri è un processo di gran lunga attivo, costruttivo, nel corso del quale le conoscenze e l’esperienza precedente dell’individuo che percepisce, sono talvolta più importanti delle caratteristiche effettive della persona che si giudica. La percezione sociale è selettiva e inferenziale: possiamo concentrarci solo su una piccola parte dell’informazione complessiva e, ciò che vediamo, dipende in gran parte dai concetti, dalle idee o dalle categorie interpretative che abbiamo a disposizione nella nostra mente in quel dato momento.

 

Nell’elaborazione di giudizi sulla percezione delle persone dobbiamo affrontare quasi sempre il problema di formare impressioni complete sulla base di informazioni del tutto approssimative. Abitualmente ci facciamo guidare nelle nostre interazioni dalla nostra “teoria implicita i personalità”, cioè dal modo in cui abbiamo categorizzato l’altro e ce lo rappresentiamo.

 

Le persone sono impegnate attivamente nella continua creazione e modificazione di un sistema di rappresentazioni cognitive circa il loro ambiente, cioè nella creazione di schemi interpretativi. Noi tutti utilizziamo tali schemi per classificare e interpretare l’informazione nuova e dare vita ad un comportamento adeguato e congruo alla situazione analizzata.

 

La classificazione sembra così essere una parte essenziale del processo di percezione delle persone, che ci aiuta notevolmente a formarci delle impressioni sugli altri. Ad ogni modo può anche avere seri effetti pregiudizievoli. I processi di percezione delle persone non sono riducibili a un semplice trattamento dell’informazione razionale, anzì! Componenti emotive ed affettive facilmente alterano la pertinenza dei nostri giudizi, così come la tendenza insita negli esseri umani a semplificare un’informazione ridondante.

 

Nel valutare gli altri, semplifichiamo e categorizziamo sempre l’informazione in arrivo in base alle nostre “teorie implicite”, la nostra esperienza e la conoscenza passata circa i “tipi” di persone e i “contesti” di eventi e in base alle aspettative e le norme della nostra cultura.

 

Questi errori di giudizio agiscono aumentando o diminuendo il peso di unità particolari di informazione che riceviamo a proposito degli altri.

 

Fattori interni all’individuo percepente, come le sue aspettative, i sentimenti e le conoscenze, svolgono un ruolo cruciale in questo contesto.

 

Gli effetti di tali aspettative sulla formazione delle impressioni possono avere talvolta implicazioni piuttosto confuse, che portano a profezie che si atuorealizzano quando un individuo finisce in realtà per conformarsi alle nostre aspettative.

 

Quando ci aspettiamo che una persona sia cortese o aggressiva, l’informazione sulla validità di tale aspettativa è difficile da ottenere. Tali persone possono finire spesso per reagire come ci aspettavamo, non perché sono veramente individui scortesi o aggressivi, ma perché ci siamo comportati in modo scortese e difensivo nei loro confronti, agendo un comportamento costruito su una nostra congettura.

 

Allo stesso modo, le aspettative di un comportamento positivo possono essere spesso confermate dalla esperienza successiva semplicemente perché il nostro comportamento era più positivo all’inizio.

 

Pertanto, alla luce di quanto è stato detto fin ora, nelle nostre interazioni con gli altri ha senso assumere che gli altri hanno caratteristiche positive fino a che non siamo convinti del contrario, poiché questa convinzione renderà il nostro comportamento e, quindi, la nostra comunicazione, più facile da pianificare è più produttivo.

 

Percepire, comprendere e persino prevedere il nostro partner è il primo passo necessario nel processo di interazione sociale. La percezione delle persone è solo una componente necessaria, ma non sufficiente del nostro processo di interazione. L’interazione con gli altri consiste in larga misura di uno scambio regolato di messaggi, o comunicazione. Si è considerato pertanto necessario dare una cornice teorica preliminare prima di affrontare nel dettaglio l’analisi del processo di comunicazione, cioè una cornice che rendesse conto di come gli esseri umani costruiscano le loro azioni sulla base dei significati attribuiti di ciò che si fa e di ciò che l’altro sta facendo, attraverso un lavoro interpretativo continuo che organizza poi ogni successivo fare con l’altro.

 

Questa decodifica simbolica presente nelle relazioni con gli altri, nei processi di interazione sociale, non è così precisa. Ci vuole un attento lavoro di formazione per poterla gestire ed indirizzare con consapevolezza. Tuttavia, già il fatto di rendere presente, di esplicitare, ciò che nel nostro comportamento è un apriori, è implicito., può contribuire sicuramente a porre le condizioni intuitive per meglio organizzare ogni nostro atto di comunicazione.

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