La possessione spiritica e diabolica: una breve introduzione antropologica

Possesssione diabolica

 

Una definizione minima di possessione è quella che la descrive come un fenomeno in cui una entità culturale (Dio, angelo, diavolo, demone, spirito, ecc..) si impadronisce dell’interiorità e del corpo di un soggetto sostituendosi a lui, in modo che egli muta radicalmente la sua personalità (D. Scafoglio e S. De Luna, 2002).

Accade molto spesso che nel linguaggio della gente coinvolta a vario titolo nei fatti di possessione l’entità “cavalca” il soggetto che possiede: il verbo, oltre a conservare la pregnanza dei significati metaforici, ha sovente anche un riscontro concreto nel fatto che il posseduto, nel momento in cui è preso dall’entità “sovrannaturale”, si agita ed ha convulsioni che ricordano proprio lo scalpitare di un cavallo(D. Scafoglio e S. De Luna, 2002). Ovviamente, per noi, l’interiorità occupata è l’identità del soggetto (e non certamente l’inconscio, che, al più, coincide in parte con l’entità occupante), la sua personalità.

Si può avere occupazione di una sola persona, di più persone della stessa famiglia o di un intero nucleo famigliare, di un gruppo sociale o di un’intera comunità locale. In questi casi la possessione si espande nella forma di un contagio, che tocca le persone intorno al posseduto e poi tutte le altre meno vicine (C. Balducci, 1988).

L’entità occupante può essere unica o molteplice, quando si crede in più divinità, spiriti, demoni, ecc.., si può essere invasi da più di uno di essi, simili o diversi, concordi o discordi. Poiché ogni entità ha una diversa fisionomia, si può dire che ad una possessione multipla corrisponde una identità multipla.

L’origine della possessione è spiegata dalle persone all’interno di un quadro in cui la malattia – soprattutto alcune malattie particolari di origine nervosa o psicopatologica – è causata da un intervento esterno, sovrannaturale. Questo intervento, che nel caso specifico della possessione si traduce nell’occupazione del corpo e della mente del soggetto, lascia possibili soltanto due scelte: o si accetta la possessione, trasformando in senso positivo, con strumenti culturali, il rapporto con lo spirito invasore (adorcismo), oppure la si rifiuta e in questo caso la possessione prende una forma isterica o delirante, da cui si cercherà di liberarsi mediante l’esorcismo. Nel primo caso abbiamo una possessione benigna e lo spirito invasore è creduto un Dio, una divinità, un angelo, un’anima buona; nel secondo caso si ha, invece, una possessione maligna, che si ritiene opera di un demone o di uno spirito malvagio. La scelta è sempre condizionata dai quadri mitologici e dalle credenze culturali, sociali e storiche.

Nel caso della cultura occidentale, le classificazioni ecclesiastiche, sul fondamento di un’esperienza plurisecolare, distinguono la possessione in senso stretto, coincidente con i momenti della sostituzione pressoché totale della personalità dell’invasore a quella dell’invasato, dalle altre forme di alterazione dello stato di coscienza che la preparano e/o l’accompagnano: nella pre-possessione o ossessione il diavolo è un agente esterno, che, spesso mostrandosi visivamente, tormenta, percuote, sconvolge la mente e il corpo della persona, spingendola a volte al suicidio. Nella possessione invece lo spirito maligno opera dall’interno, disponendo sia del corpo che della mente della persona. Nel linguaggio demonologico la vessazione si ha quando lo spirito maligno danneggia l’uomo nei suoi beni, nei suoi familiari o nella salute. L’infestazione infine si ha quando i luoghi, la casa, il letto, la campagna, le botteghe, ecc.., portano i segni della presenza dello spirito o del demone (D. Scafoglio e S. De Luna, 2002; M. Centini, 1998).

I fenomeni di possessione non accettata sono diffusi in tutto il mondo, in tutte le culture e in tutte le epoche storiche. Li troviamo pertanto presso le popolazioni primitive, nell’antichità pre-greca e greco-romana, nelle civiltà d’Oriente e nella società medioevale e in epoca moderna e contemporanea. Il Mediterraneo antico ha conosciuto importanti forme di possessione benigna, che per gli antropologi rimangono oscuramente legate a forme residuali di un probabile sciamanesimo mediterraneo, ravvisabile nella storia di Orfeo, Pitagora, Empedocle. Veri e propri culti di possessione, che il cristianesimo successivamente identificò come forme di possessione diabolica sono i Misteri dionisiaci, i Misteri di Sabazio, il culto delle Sibille.

La possessione, specificamente diabolica, è riscontrabile nel mondo ebraico e presenta caratteristiche non molto diverse da quelle delle altre culture. Nel mondo cristiano, soprattutto quello cattolico, essa è ancora esclusivamente diabolica e colpisce soprattutto le donne, per via delle accentuazioni diaboliche che la figura femminile subisce nella sensibilità degli uomini di Chiesa e nella teologia cattolica (D. Scafoglio e S. De Luna, 2002; A. Gemma, 2002)

Eziologia mitica della possessione: una male che viene da fuori

Il modello culturale e il sistema delle credenze e delle pratiche pre-stabilisce l’eziologia, il percorso, la terapia della possessione: nella misura in cui la cultura popolare rende ragione della malattia e istituisce connessioni e rapporti di causa ed effetto, al tempo stesso contribuisce a pre-determinare la sua origine, il suo decorso e il suo esito. Notoriamente nelle società tradizionali ci si ammala, soprattutto quando si tratta di malattie mentali, perché si è senza colpa, magicamente aggrediti dall’esterno da forze superiori; oppure perché si è colpevoli, in quanto è stato infranto un tabù, è stata violata una norma comunitaria, e in questo caso la malattia si configura come punizione ed espiazione; infine, ci si può ammalare per espiare le colpe dei familiari morti. La possessione spiritica e diabolica si colloca, con una sua significativa specificità, sia dal punto di vista dell’eziologia, sia della diagnostica e della cura, in questo quadro che interpreta la malattia in generale.

L’aggressore esterno, inizialmente ignoto, visibile o invisibile, è identificabile con la stessa entità extraumana che si incarna nel posseduto (spirito o diavolo), oppure con una persona viva, uno stregone, una strega o un nemico personale; ma può accadere che la colpa commessa da un parente morto ricada sul parente vivo.

Le tipologie di aggressione sono varie. Solitamente lo spirito o il diavolo di propria iniziativa si impadroniscono della persona; altre volte l’iniziativa parte dallo stregone o dalla strega, i quali provocano l’invasione spiritica o demoniaca per mezzo della fattura, il legamento, il fascino; altre volte ancora il nemico personale si serve dello stregone, oppure opera direttamente, servendosi direttamente di riti magici, per provocare la possessione (I. M. Lewis, 1993). Tuttavia, quest’ultima può anche essere determinata da un’esperienza onirico-allucinatoria o da un’emoziona intensa e spaventosa, provocata dall’impatto casuale e imprevisto con lo straordinario e l’extranaturale o con ciò che nelle credenze diffuse porta il suo segno.

Occasione e veicolo della possessione è sempre lo spavento, che indebolisce l’organismo e apre un varco all’invasione animica o diabolica.

Anche nella dottrina cristiana la possessione si radica in una definizione generale della malattia, che da un lato ripete la concezione dell’origine esogena, dall’altro associa alla trasgressione individuale e collettiva e al peccato e conseguentemente alla guarigione e alla grazia.

Le radici del dolore: negazione e scoperta del disagio esistenziale

Le cause reali della possessione, o meglio, le condizioni esistenziali che costituiscono la sua origine prima o che hanno maggiormente predisposto ad essa, non emergono normalmente dai racconti sia dei posseduti che dell’esorcista e della gente: i loro schemi di significato, di ispirazione magico-religiosa, orientano diversamente la spiegazione della malattia. Occorre allora leggere con attenzione nelle pieghe dei loro discorsi, afferrare ciò che a volte casualmente, marginalmente elusivamente detto può avere la massima importanza. Anche se l’interpretazione della gente, del sofferente, dei familiari e degli esorcisti vuole che la possessione abbia origine nel giorno dello spavento, essa in realtà è il punto di arrivo di angosce remote. Il semplice spavento, anche il buon senso lo suggerisce, non può provocare effetti devastanti come quelli della crisi di possessione. Al più, esso è solo l’evento scatenante, il fatto traumatico che fa esplodere una situazione di malessere latente, ma viene assunto, secondo i parametri forniti dalla concezione tradizionale della malattia, come l’evento mitico originario, il punto di partenza fondante, essendo esso funzionale alla totalità del sistema mitico-rituale della possessione.

La possessione è spesso una ribellione all’ordine familiare. Non si tratta solo di conflitti tra coniugi, a volte le tensioni e le lacerazioni investono il rapporto tra genitori e figli. Se il non sentirsi amati dal proprio genitore spalanca il pozzo della crisi, sono le credenze a dare la spinta definitiva che fa precipitare dentro di esso: le carenze affettive predispongono alla possessione e sentirsi posseduti è interpretato come effetto e prova dell’essere rifiutati.

La possessione alligna con molta frequenza negli ambienti religiosi, nei conventi, nelle famiglie dei preti, negli spazi delle parrocchie. Se diamo a questo particolare la giusta importanza, forse, non possiamo evitare di concludere che in molti casi la possessione si configura come un rifiuto più o meno consapevole del contesto religioso di cui si fa parte e in cui il più delle volte si è cresciuti.

L’avversione al sacro può nascere anche dal rifiuto di accettare l’infelicità e la morte, da cui il cielo non sa difenderci.

Altre volte ci sono a monte i naufragi amorosi, col loro seguito di piaghe cocenti e rimorsi tormentosi, mai consciamente assunti come radice del proprio delirio.

La credenza nel maleficio risponde a una necessità di ordine psicologico, ideologico e rituale, ma, al tempo stesso, può suscitare il male che si propone di spiegare e combattere: in una situazione di disagio latente, può accadere che il rinvenimento casuale di una ciocca di capelli, di un osso, di un pacchetto di oggetti misteriosi, ecc.., venga scambiato per maleficio e che la paura di subire o di aver subito una fattura può scatenare per suggestione una crisi e innescare un meccanismo di apprensione angosciante, di odio e di rancore che apre il varco alla possessione e quindi alla malattia.

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