Stupri e violenza: «senza etica, ogni uomo può essere un mostro»

Un' Intervista di al Dr. Marco Inghilleri

 

Stupri e violenza: «senza etica, ogni uomo può essere un mostro»

Lo psicologo Inghilleri: «sul caso Butungu sradicamento e ansia da integrazione hanno il loro peso. Ma senza riti di controllo, nessuna cultura è al riparo»

 

Stupri di donne: condannare e punire, prima di tutto. Ma bisogna anche avere il coraggio di guardare l’orrore che c’è negli uomini, intesi come maschi, per poter affrontarlo e dominarlo, così da evitare, per quanto possibile, di fare vittime. E’ della violenza insita in ciascuno di noi che parliamo con Marco Inghilleri, psicoterapeuta e sessuologo (in foto) che lavora nel centro Interattivamente di Padova (unica realtà in Veneto ad avere al suo interno un servizio di etno-psicologia clinica). «Seguendo un approccio diverso da quello classico, con Piero Bocchiaro autore di “Psicologia del male” dico che il male è insinuato dentro l’uomo – spiega – Ci sono esperimenti, come quello famoso in una prigione a Standford negli anni ’70 in cui degli studenti sono stati divisi impersonando guardie e carcerati, che dimostrano come possono scaturire episodi di violenza, per capirci, in stile Abu Ghraib o Bolzaneto. Chi entra in un ruolo scopre un’identità».

Inquietante. Ma secondo Inghilleri vero, come vera è la necessità di riti che addomestichino e neutralizzino, per così dire, il potenziale violento di individui anche apparentemente innocui: «la violenza si scatena in assenza di una ritualizzazione, dice Alessandro Salvini ne “Il rito aggressivo”. Ogni cultura prevede dei processi di disinnesco dell’aggressività, in casi normali. Quando la normalità è interrotta, per esempio quando la distanza normale di prossimità viene violata e uno mi si pianta davanti al muso, lì interviene il meccanismo culturale». In pratica, se non si insegna a reagire ad una minaccia, la reazione può essere incontrollata, fuori misura. Ma quando invece siamo di fronte ai cosiddetti raptus, con persone assolutamente normali e tranquille che un brutto giorno uccidono senza pietà, spesso per poi suicidarsi? «Il raptus non esiste», replica l’esperto, «c’è invece, per l’appunto, un arresto di ritualizzazione, con una reazione che ha un significato diverso al senso abituale». Insomma, davanti per esempio ad una forte frustrazione, anzichè elaborarla come generalmente si fa, cioè pacificamente, erompe tutta l’aggressività accumulata nel tempo.

Il problema, forse, è che mancano appunto riti codificati collettivamente per far scaricare in dosi controllate la violenza insita in ognuno. Secondo Inghilleri, «la società occidentale post-moderna non ha più miti fondanti: l’universo è diventato quello spazio dove ciascuno è centro e periferia. L’unica narrazione comune è quella descritta da Debord con la formula della “società dello spettacolo”, dove tutto è immagine e l’uomo stesso è reificato. Gli immigrati ci vedono come un eldorado consumista, dove la libertà è la libertà di fare shopping». Le conseguenze psicologiche sono devastanti: «questo frazionamento in tanti io produce un sè vuoto, cioè un’identità formata attraverso il possesso degli oggetti». E anche gli altri esseri umani diventano oggetti: come la donna, nel caso di uno stupratore. «Sì ma se ci riferiamo al giovane congolese Butungu – puntualizza Inghilleri – bisogna tener presente anche lo shock culturale derivato dallo sradicamento biografico e la “pressione discriminatoria”». Ovvero? «Gli immigrati si sensono diversi e alcuni cercano di occidentalizzarsi, ma in genere il processo è molto lungo e quindi si creano discrasie nell’autobiografia personale. Se percepiscono di essere rifiutati, può scattare la rabbia».

Secondo le accuse, però, Butungu e il suo branco avrebbero violentato due donne nel giro di una stessa notte. Con brutalità ingiustificabile. «Nessuno vuole giustificarli, ma se vogliamo capire perchè e come agisce il lupo, bisogna parlare del lupo. Da che mondo è mondo, la donna viene trattata come merce di guerra. Qui la guerra è l’affermazione del proprio potere». Una guerra dello sradicato contro il nuovo mondo che lo circonda. «Il ribaltamento lo vediamo nel nostro turismo sessuale in Paesi stranieri. La verità è che nessuna cultura è scevra dall’efferatezza: pensiamo ai nostri soldati in Somalia che stuprarono una donna con una bomba a mano lubrificata con della marmellata, per fare un solo esempio». La conclusione da trarre è amara: «non ci siamo evoluti, siamo ancora quelli, come scriveva Quasimodo, “della pietra e della fionda”. Un coetaneo italiano del ragazzo congolese avrebbe potuto fare lo stesso, a certe condizioni. Perchè, sempre a certe condizioni, ogni umano è potenzialmente un mostro». E quali sono queste condizioni? «La sospensione dell’etica. La libertà non è fare quel che si vuole, ma è l’esercizio di un’etica». Senza codici a guidarlo e tenerlo a freno, sfruttandone in modo benefico parte dell’energia profonda, l’uomo può diventare disumano. «Sì, ma io posso scegliere di costruire la mia libertà responsabilmente». Ed è questa la sfida di ogni essere che voglia dirsi davvero umano.

logodefnew1

 

 

Chi Siamo

intera
Presso il Centro di Psicologia Giuridica – Sessuologia Clinica – Psicoterapia di Padova ricevono i seguenti professionisti... 
Scopri Chi Siamo

Contatti

Per prendere appuntamento o per ricevere informazioni è possibile chiamare direttamente il Responsabile dell'area Consulenza Psicologica.

  • Telefono: 349.8632076

Google +

Dove Siamo

mappas
Il Centro Interattivamente si trova in Via Carlo Rezzonico, 22 – 35131 Padova.
Scopri dove siamo

Sei qui: Home Articoli psicologia Psicologia clinica Stupri e violenza: «senza etica, ogni uomo può essere un mostro»