Crisi di coppia e cambiamento

sessualità

(Dr.ssa Simona Luciani, psicologa-psicoterapeuta-Padova)

 

Il miglior modo per venirne fuori è passarci nel mezzo (R. Frost)

 

Nel momento in cui il rapporto di coppia giunge ad essere percepito come frustrante ed inappagante, i partners cominciano ad avvertire in modo sempre più impellente l’esigenza di avviare un cambiamento radicale. Benché siano consapevoli di vivere un grosso disagio, non sanno però come modificare la situazione, da dove cominciare, cosa aspettarsi e dove poter arrivare. Spesso le fantasie che ciascuno coltiva in merito ad un ipotetico cambiamento (proprio, altrui o della coppia), si scontrano con quelle dell’altro o vengono fraintese a fronte dell’adozione di modalità comunicative poco propense all’ascolto e dell’assunzione di un atteggiamento di stanchezza e sfiducia verso l’altro.

La richiesta di cambiamento del rapporto spesso nasce proprio dalla constatazione che i cambiamenti personali non coincidono con più quelle che, fino ad un certo momento, sono state le esigenze di coppia: le differenze tra i bisogni individuali sembrano diventare sempre più evidenti e incolmabili, al punto che i valori su cui si fondava la relazione di coppia vengono messi in discussione.

Talvolta si scopre che la direzione percorsa non era neppure un obiettivo condiviso e vengono a mancare punti di riferimento importanti, quali la condivisione, la complicità, la fiducia, la stabilità e l'intimità. Può anche capitare che uno dei partners sia convinto di aver sempre camminato accanto all’altro, mentre questi abbia invece avvertito una sensazione di solitudine. In altri frangenti ancora, i partners diventano consapevoli dello sbilanciamento dei ruoli assunti nella costruzione del legame: l’uno può essere percepito come colui che ha guidato l’andamento di coppia, mentre l’altro sembra essere quello che ha perennemente delegato senza assumersi la responsabilità di scegliere.

Di norma, le impressioni che ciascun partner può nutrire o aver nutrito nei confronti dell’altrovengono allo scoperto solo quando la crisi è conclamata, quasi come se fossero rimaste in incubazione per tutto il tempo, malgrado il progressivo deterioramento del rapporto. D’altra parte, non è semplice intervenire prima di giungere alla rottura e trovare un modo costruttivo per mettere in discussione i presupposti di un legame su cui ciascuno ha investito a lungo, arrivando magari anche a formare una famiglia.

In una situazione così complessa i partners desiderano apportare quanto prima un cambiamento, ma appaiono perlopiù confusi e indecisi sulla direzione da intraprendere. A tratti, capita che siano consapevoli della scelta più utile da fare, ma vengono frenati dal timore di esprimere i propri pensieri e stati d’animo, o meglio dalla paura di ferire l’altro: alcuni vorrebbero che il partner cambiasse per far riaccendere il desiderio, altri vorrebbero allontanarsene in attesa di un cambiamento “magico”, altri ancora hanno talmente terrore di perdere la persona amata da accettare qualsiasi condizione o compromesso.

Queste circostanze – di per sé estremamente dolorose e spiacevoli – offrono comunque l’opportunità di ricordare che ancor prima di essere un “noi” i partners sono un “io” e un “tu” e che proprio queste due entità hanno costruito le basi del “noi” attraverso un lavoro fatto insieme. Nei momenti di crisi di coppia, è allora auspicabile che ognuno riconosca le proprie responsabilità: quello che nel tempo si è scelto di dire o di non dire, quello che è stato accettato o meno, quello che si è preteso o rifiutato. Un cambiamento di coppia è infatti auspicabile solo se ogni partner ha come obiettivo il proprio cambiamento personale, ancor prima di bramare il cambiamento dell’altro. Gli sforzi che ognuno decide di fare per se stesso e – di riflesso – anche per il rapporto di coppia, influenzano inevitabilmente il percorso della relazione. Sono le scelte di ogni partner a direzionare l’esito della relazione di coppia: evoluzione, stallo, rottura, involuzione (Santandrea, 2010).

Dal punto di vista prognostico, una marcata intolleranza verso il modo di essere dell’altro, il rifiuto della sua diversità e la pretesa di un cambiamento unilaterale raramente portano a risultati duraturi e forieri di serenità. Al contrario, rischiano di accrescere la cecità verso quegli aspetti della storia personale che ancora aspettano di essere visti e approfonditi, attraverso un percorso di riflessione individuale (psicoterapia individuale) o congiunta (psicoterapia di coppia).

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