Nuova intervista sulla castrazione chimica per Sputnik news (media russo)

Intervista di Tatiana Santi per Sputnik

-Dottor Inghilleri, secondo lei è efficace la castrazione chimica per fermare la violenza sessuale?

-Secondo tanti professionisti come il medico psichiatra Vittorino Andreoli oppure Carlo Foresta, che è ordinario di endocrinologia, e secondo me la castrazione chimica è assolutamente inutile e comporta il grosso rischio di criminalizzare il testosterone. Non necessariamente alti livelli di testosterone possono comportare un aumento della libido. Pertanto è un trattamento inefficace anche perché il reato sessuale che sia uno stupro, un abuso sessuale o anche la pedofilia, è sempre un atto contro qualcuno; non è mai un atto erotico ma è un atto d'odio.

Se venisse approvata una legge di questo tipo, una legge demagogica per dar voce al consenso nazional popolare che non ha nessun effetto pratico, si continuerebbe a perpetuare l’idea di una giustizia punitiva e non riparativa, cosa a cui dovrebbe invece puntare una democrazia degna di questo nome. Una legge simile potrebbe, in un certo senso, incrementare il reato poiché la persona sottoposta a castrazione chimica, potrebbe in un secondo tempo, invece di non uccidere la vittima ucciderla in sfregio ad uno Stato che gli ha tolto la sua virilità, incrementando la vendetta.Sputnik

-Lei parlava di odio, possiamo quindi dire che le violenze sessuali non sono solo una cosa chimica ma psicologica?

-Non c'entra niente la chimica e quindi l'endocrinologia, non c'entra neanche l'aspetto erotico, il reato sessuale ha a che fare con l'odio. Vi è anche una lettura di chiave psicoanalitica che equipara nella fase fallica il fallo all'arma per cui si uccide la donna con il pene. Capisco che la psicoanalisi costruisce delle metafore abbastanza astruse da comprendere… Comunque chi commette questo reato non è entrato in una sessualità matura e genitale, ma è rimasto ad una fase fallica dove il proprio organo genitale viene impugnato come un'arma, per cui c'è l'intento di umiliare e sottomettere la vittima o, ancora peggio, di renderla una cosa. Me ne sono occupato quando ci fu il conflitto serbo – bosniaco: lo stupro etnico è teso a cancellare un'identità ed è un atto contro il proprio avversario.

-Quali effetti può avere la castrazione chimica su una persona?

-Può tranquillamente non funzionare poiché l'organo principale è il cervello. Mi sono occupato anche di disforia di genere. Nonostante nelle transizioni da maschile a femminile vengano assunti anti-androgeni ed estrogeni, per cui c'è un’inibizione del testosterone, nella realtà non scompare l'erezione. L'altro aspetto è che qua in Italia ci metterebbe nella condizione di emanare una legge anticostituzionale.

-Perché?

-Poiché l'unico trattamento sanitario obbligatorio è il TSO. In questo caso, si tratterebbe di un trattamento contro i carnefici e questo non è contemplato dalla nostra Costituzione.

-Le medicine che si andrebbero ad utilizzare avrebbero anche effetti collaterali sulla salute?

-Sì, avrebbero degli effetti collaterali e andrebbero a generare un danno biologico consistente e si metterebbe il reo nella condizione di rivalsa contro lo Stato.

-A suo giudizio come si dovrebbe combattere contro la violenza sessuale? Secondo il vicepremier Salvini la galera non basta, lei cosa ne pensa?

-L'unica arma che gli esseri umani hanno a disposizione per prevenire reati efferati è essenzialmente una cultura della parità, dico forse cose scontate e progressiste ma è quello che ritengo essere l'aspetto più saggio. Il clima politico che c'è in Italia fomenta essenzialmente l'odio e la guerra di tutti contro tutti, a mio avviso una società che è in grado di fronteggiare a livello culturale questo tipo di problemi, è una società che può fregiarsi del nome di società civile.

-Quindi la via d’uscita sarebbe la galera, magari aumentando le pene?

-No, non sono d'accordo neanche su questo, nel senso che allo stato attuale la galera altro non è che l'università del crimine. Avendo lavorato in quest'ambito e nell'ambito delle devianze, posso dire che il deviante impara ad essere più deviante. Sono invece sempre stato favorevole ad una giustizia riparativa, che dia una possibilità di riparazione e metta in condizione le persone di risarcire la società, la quale è stata danneggiata dal loro crimine. La punizione non serve come deterrente, tant'è che la pena di morte non è un deterrente particolarmente efficace per prevenire il crimine, anzi funziona da motivatore: la persona che compie un crimine, sapendo che quel crimine può comportare la pena capitale, si incattivisce ancora di più.

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