Quando parlare ai giovani di Educazione sessuale

La sessualità rimane, di per se stessa, uno dei problemi che agitano di più il nostro sistema sociale. La sessualità, e più in generale l’amore, è la cosa più imbarazzante per l’uomo della modernità così come per quello della contemporaneità. Tanto, che ancor oggi non si fa altro che parlarne e riparlarne, e scriverne e riscriverne, in una affannata ricerca di vie di fuga da un labirinto di cui noi stessi siamo stati abili e solerti costruttori. Una simile contraddizione appare ancor più evidente quando la questione investe il terreno educativo: nulla è così problematico, infatti, quanto affrontare la sessualità infantile. Un bambino che presenti dei comportamenti sessuali, come ad esempio la masturbazione, ci lascia sgomenti. Il più delle volte l’idea che si tratti di manifestazioni normali che non richiedano nessun intervento e nessuna “educazione” non ci sfiora nemmeno. I più progressisti si affidano agli “esperti”, i più conservatori ricorrono senza incertezze alla repressione. Entrambi, comunque, vogliono fare dell’educazione sessuale. Questo è il minimo comune denominatore, l’esorcismo collettivo con cui ciascuno tenta di opporre una difesa contro l’ansia evocata dal “problema”, questo è lo strumento tecnico che da ogni parte si reclama per controllare l’ancora temutissima sessualità. Se un bambino impara da solo a leggere e a scrivere tutti se ne compiacciono, ma se impara da solo che cosa è il corpo, il suo sesso, il suo piacere, e quindi anche l’amore, allora tutti ne sono spaventati. Vogliamo insegnarglielo noi, e a modo nostro. Così, abbiamo inventato l’educazione sessuale. Anzi, abbiamo inventato il problema dell’educazione sessuale.

L'Italia è uno dei pochi paesi in Europa dove non è obbligatoria l'educazione sessuale, ma il 75% dei quattordicenni ha già avuto un rapporto sessuale completo. Dove si informano? E' giusto parlare di sesso con i figli e a che età?

La sessualità, di per se stessa, non presenta alcun problema. Ogni problema che la riguarda deriva dalla sua elaborazione secondaria e dalle tensioni prodotte da una società che cerca costantemente autoprotezione contro la sessualità medesima. Detto in breve è un problema inventato, o meglio, costruito proprio da quelle pratiche discorsive sociali che l’hanno nominata e definita, e che ognuno di noi ha interiorizzato attraverso un processo di socializzazione attuato soprattutto dalle principali agenzie educative: la famiglia e la scuola.

In Italia l'educazione sessuale è un tabù, basti pensare che la si chiama piuttosto educazione affettiva".

Il centro intorno al quale gravita ancor oggi l’educazione sessuale continua ad essere la coppia, o meglio la coppia legittimamente unita in matrimonio ed eterosessuale. Un matrimonio regolare e ordinato “naturalmente”, in cui ciascuno dei due contraenti sia ben inserito nel ruolo che gli spetta e dal cui seno sbocci prima o poi il fiore della prole. All’interno di tale cornice è concessa qualche modesta variante, come una maggiore o minore tolleranza per i “devianti”, una più o meno benevola indulgenza per i “peccatori”, l’accettazione di qualche comportamento eterodosso ma non è consentito uscirne e metterne in discussione il fine primario: il matrimonio come fondamento della società e come unico sbocco lecito della sessualità. Tutto ciò vale soprattutto per la donna. Per averne una prova evidente, si provi, per esempio, a dichiararsi pubblicamente come poligami. Quello che si incontra è uno stigma persino peggiore rispetto alla tolleranza che ora è destinata alla dichiarazione pubblica della propria omosessualità o all’affermazione di percepire un’identità di genere non conforme a quella biologica. Il sesso non è una variabile indipendente che si imprime sull’ambiente sociale. Sono invece le situazioni sociali che vengono già predisposte, “arrangiate”, “ordinate” per valorizzare la differenza sessuale che in sé sarebbe poco incisiva. E’ l’organizzazione sociale che “inventa” i setting necessari a far emergere sia le differenze di genere come l’espressione della sessualità: la società predispone situazioni sociali, “scene”, palcoscenici adatti per l’esibizione del genere, così come della sessualità.

Sesso sempre più precoce

Secondo un sondaggio della Società italiana della Contraccezione e di Skuola.net, tra i 14enni un ragazzo su quattro ha già avuto un rapporto completo: segno che l'età in cui i giovani si avvicinano al sesso si abbassa sempre di più. Spesso il primo passo è rappresentato dal sexting, che interessa anche ragazzini in età pre-adolescenziale: è sempre Skuola.net, insieme all'Osservatorio Nazionale Adolescenza, a indicare come il 6% degli 11-13enni lo pratica abitualmente, mentre nella fascia d'età tra i 14 e i 19 anni la percentuale arriva al 10%. Nella maggior parte dei casi si tratta di femmine (70%), che si fanno selfie seminude o a sfondo sessuale, per poi condividerle con il proprio fidanzatino o con un gruppo di amici.

Si tratta di un comportamento molto pericoloso, dal momento che video e foto possono diventare oggetto di revenge porn, ovvero di vendette pornografiche, finendo in rete al di fuori della cerchia a cui erano destinati. Colpa anche della disinformazione dei giovani, soprattutto in Italia, dove l'educazione sessuale viene affidata a pochi genitori "coraggiosi" o lasciata in mano dai ragazzi stessi. "Purtroppo l'abbassamento dell'età è legato a una logica consumistica della nostra società: il sesso fa vendere e così si assiste a una erotizzazione della giovinezza. La pubblicità sempre più spesso e in modo massiccio si avvale di immagini che hanno uno sfondo sessuale, erotico e presenta continui ammiccamenti.

In Italia?

Nel nostro Paese non esiste una normativa sull’educazione sessuale: i tentativi di legiferare in materia non sono finora approdati a nulla, anche per l'opposizione del mondo cattolico. Il primo disegno di legge venne presentato nel 1975, ma senza ottenere la necessaria approvazione. Nel 1991 un opuscolo informativo sull'Hiv, promosso dal ministero della Salute e affidato alla matita del fumettista Silver (autore di Lupo Alberto), venne "bloccato" dopo la distribuzione delle prime copie nelle scuole: a opporsi proprio il ministero dell'Istruzione, ufficialmente perché l'iniziativa non era stata concordata tra i due dicasteri. L'ultima proposta in ordine di tempo risale al 2013, ma neppure quella si è tradotta in legge. Nelle scuole italiane, dunque, i corsi attivati fanno parte di sporadici progetti, promossi da singoli istituti o associazioni, come l'Associazione Italiana per l'Educazione Demografica, che però già da tempo lamenta la scarsità di fondi per poter organizzare lezioni gratuite nelle scuole e la progressiva diminuzione di attività di formazione da parte delle Asl negli istituti.

Il parere dell'esperto

Alla base di questo “evitamento” ci sono due aspetti: uno è culturale e sta nel fatto che viviamo in un Paese cattolico e non laico. La conseguenza è che si applica una doppia morale: il sesso si fa, ma non se ne parla. L'altro aspetto riguarda la divisione in due "tifoserie opposte" su un tema così delicato: da un lato quella cattolica, e dall'altro quella rappresentata dalle associazioni per i diritti sessuali e che raggruppa la comunità LGBT (Lesbiche Gay Bisessuali e Transgender, NdR)": Il risultato è che in Italia il dibattito viene inficiato dal politically correct e non approda a nulla.

Quando e come parlare di sesso ai figli

Se prendiamo in considerazione l'ipotesi di corsi a scuola, più che indicare un'età ideale per i bambini e i ragazzi, sarebbe bene chiedersi chi potrebbe tenere queste lezioni: l'educatore, il formatore o il sessuologo dovrebbe essere senz'altro un laico, nel senso di persona libera da condizionamenti ideologici e religiosi, in modo da non influenzare i suoi alunni. Per affrontare questo tema è richiesto equilibrio e soprattutto l’aver compiuto un proprio percorso psicoterapeutico personale. Sarebbe consigliabile anche evitare la biologizzazione, ovvero un approccio esclusivamente scientifico all'educazione sessuale, che invece dovrebbe essere definita come educazione alle relazioni con l'altro. Nella nostra società la medicalizzazione è già fin troppo presente, come dimostrano i parti, sempre meno naturali". La Sex Ed dovrebbe dunque essere affidata a uno psicologo? "Diciamo che uno psicologo nelle scuole sarebbe utile, anche per affrontare problematiche come quelle del bullismo e del sexting, correlate anche all'approccio al sesso"

Il ruolo dei genitori

Cosa devono fare i genitori? "Non esiste una ricetta. Il consiglio è quello di quello di fare proprio i genitori, di educare i figli alla libertà, insegnando loro ad assumersi le responsabilità. E di essere presenti e accompagnarli nella crescita, anche sessuale. Questo oggi richiede uno sforzo in più rispetto al passato, perché le relazioni si sono sfilacciate, i genitori sono in balia di se stessi e i figli vivono come "monadi", nel loro mondo di smartphone e social. Un genitore, quindi, se trova sul computer di un preadolescente o un adolescente video pornografici, è bene che parli con il proprio figlio o la propria figlia. Diversamente, affrontare il tema a tavolino non è consigliabile, perché imbarazza e perché in questo modo si trasforma il sesso in una materia didattica. Accompagnare un figlio nella crescita, dunque, implica attenzione, saper leggere e anticipare il suo comportamento e aiutarlo a diventare ciò che è destinato ad essere, senza plagiarlo.

Detto in breve…

Di sessualità sappiamo (forse) molto ma anche molto poco. Parlare di sessualità, innanzitutto, non è impresa facile. Tale concetto copre infatti un amplissimo spazio semantico. Emerge innanzitutto la crucialità della sfera sessuale nella formazione dell’identità personale; la sessualità è un elemento che influenza e definisce molti dei rapporti esistenti in una società: uomo-donna, adulto-bambino. Non a caso molti dei riti di iniziazione nelle diverse culture umane, che sanciscono il passaggio dalla giovinezza all’età adulta, hanno a che fare con la sfera sessuale.

Sessualità ed espressione del desiderio sono anche un insieme di pratiche sociali storicamente e geograficamente situate: una produzione culturale che viene incorporata (e replicata) nelle esperienze dei soggetti. La sessualità umana, in altre parole, è costruita sia dalle esperienze personali, ma soprattutto dai discorsi scientifici e dalle produzioni narrative istituzionali e di senso comune che l’hanno indagata, problematizzata, autorizzata, proibita, liberata, biologizzata. I modelli di espressione del desiderio e di relazione con il proprio corpo e gli altri corpi sono altresì in costante mutamento. Utilizzando una metafora, si potrebbe paragonare la sessualità all’acqua, perché come essa assume la forma del recipiente che la contiene. Ciononostante, la parola sessualità è spesso ancora utilizzata come sinonimo di “rapporto sessuale” (fare “sesso”; “sesso è bello”, ecc.). Ciò non sorprende. Nell’Occidente moderno è stata operata una riduzione della sessualità alla genitalità e all’atto sessuale. Ciò ha favorito una concezione della sessualità come una dimensione autonoma dell’esistenza, come un oggetto “separato” di indagine e di fruizione e ha al contempo permesso una proliferazione dei discorsi sulla sessualità in ambiti alquanto differenziati: medico, religioso, pedagogico, psicanalitico. Alcuni (molti) di questi discorsi si sono focalizzati sugli aspetti della potenziale pericolosità dei comportamenti sessuali che si sottraevano alla regolazione familiare, un atteggiamento ampiamente influenzato dalla tradizione religiosa occidentale, legata ad un’istituzione (la Chiesa) in grado di garantire il rispetto dei buoni costumi, quali eterosessualità, fedeltà, morigeratezza, decenza e pudore nei comportamenti come nel linguaggio. La dottrina protestante è stata particolarmente inflessibile nei confronti degli atti sessuali consumati al di fuori del matrimonio o a scopo non procreativo. Anche l’intervento della Chiesa cattolica ha fortemente incentivato le attività sessuali orientate alla procreazione: l’appagamento sessuale (responsabile e autoregolato) doveva essere cercato nel matrimonio, che costituiva il punto di incontro tra ordine naturale e ordine sociale e culturale. La contraccezione veniva scoraggiata e il controllo delle dimensioni della famiglia doveva scaturire spontaneamente dalla ricerca disciplinata del piacere.

Riempire, narrando, lo spazio tra amore e sesso

Diventa, dunque, necessario arricchire le riflessioni sociologiche e psicologiche, ma al contempo interdisciplinari, sulla sessualità. Ciò sia per colmare un gap informativo, sia per seguire, monitorare, comprendere lo sviluppo delle culture della sessualità. Pare infatti evidente l’avanzare di “nuove” forme di espressione della sessualità: la sessualità virtuale; le riattribuzioni di significato assunte da una sessualità svincolata dalla semplice riproduzione; l’estromissione della sessualità dalla vita di coppia; la ricerca di rapporti sessuali con più partner; i cambiamenti generati a partire dalla comunità Glbt. Tale crescente diversificazione deve però fare i conti con una società ancora fortemente gerarchica, tradizionalista e resistente al mutamento quale è quella italiana (ma non solo).

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