Implicazioni sociali dell’Ostilità

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Kelly tende a sottolineare come l’ostilità sia esclusivamente un problema sociale, in quanto l’individuo che la utilizza lo fa solo per proteggere la sua identità dall’invalidazione derivante da esperimenti sociali finiti male. In realtà, nella società attuale, non c’è molta propensione verso una cultura basata sull’ammissione dei propri errori e sulla necessità di revisione del proprio sistema interpretativo in caso di fallimenti . Le persone che individualmente o in gruppo assumono atteggiamenti ostili trovano ampi spazi per mantenere indisturbati i loro comportamenti dannosi per loro stessi e la società che li circonda.

“La tragedia dell’ostilità non è tanto rappresentata dal fatto che le persone siano ostili e che la loro ostilità le porti a distruggere coloro che non accettano le loro offerte. Il problema, piuttosto, è che c’è in giro tanta voglia di essere condiscendenti verso i loro capricci.

Questa indulgenza conduce la persona ostile lungo un sentiero fiorito di lusinghe, al termine del quale c’è un intrigo selvaggio di relazioni umane piene di confusione per tutti” G. Kelly, 1959

Una evidente manifestazione di questa ‘cultura dell’ostilità’ è rappresentata dallo spettacolo che il mondo politico ci offre dopo ogni tornata elettorale quando, in pratica, anche chi ha subito sconfitte clamorose tende ad attribuire il risultato negativo (quando non è proprio possibile nasconderlo) a una serie di fattori che poco o nulla hanno a che vedere con il problema reale che è quello di non essere stati capaci di offrire agli elettori un motivo credibile per votarli. Il loro rifiuto di rivedere il proprio sistema di costruzione della realtà di fronte a risultati politici deludenti li porta sempre a cercare indulgenza e rassicurazioni sul mantenimento del proprio ruolo sulla scena del potere nonostante gli evidenti fallimenti.

Basta andare a cercare, tra i più noti esponenti della politica nazionale, quelli che hanno cambiato partito, ideologia e programmi al solo scopo di mantenere in vita una fluttuante identità e scavare (anche solo superficialmente) nella loro biografia per capire esattamente sino a quali vette del nostro sistema sia riuscita a fare il nido l’ostilità. Fortunatamente nei sistemi democratici la pressione ricattatoria di costoro non è tale da permettergli di conquistare grosse fette di potere. Ricatti, piagnistei e atteggiamenti sdegnosi, uniti alle costanti manovre per distruggere coloro che avanzano critiche sul loro operato non li hanno mai, per fortuna, portati troppo lontano.

Nel passato, purtroppo, non è andata così.

Un bambino austriaco, educato rigidamente , dopo aver ‘fatto il suo dovere’ come caporale nelle trincee della I Guerra mondiale e dopo aver fallito nelle sue esperienze artistiche di pittore, stabilì che la sua identità personale poteva essere salvata se riusciva a dimostrare che i suoi fallimenti erano da imputare ad una cospirazione in cui erano coinvolte tutte le persone che lo avevano fatto soffrire. La finanza internazionale guidata dagli Ebrei (ritenuta responsabile della crisi economica degli anni 30), l’aristocrazia militare prussiana (responsabile della capitolazione della Germania nel ‘18) e i comunisti (che con il loro disordine rivoluzionario avevano sconvolto il mondo ordinato che era abituato a vedere). Con la violenza calcolata, le minacce, i ricatti e le lamentele sulle ingiustizie subite dal popolo tedesco, riuscì a convincere uno stuolo di persone condiscendenti (alcune delle quali evidentemente psicolabili) a seguirlo nell’impresa più disastrosa dell’umanità. Una parte dei suoi nemici, i generali prussiani, per il tipo di condiscendenza descritta da Kelly, preferirono soffermarsi sui suoi successi ed evitare di contraddirlo quando questi si trasformarono in tragiche sconfitte, per non dover assistere alle sue sfuriate. Questo non bastò ad evitare a molti di loro di finire impiccati con corde di violino, scelte non per ispirazione artistica, bensì per l’estremo dolore che infliggevano al condannato.

Alla fine della sua carriera gettò la colpa della sua visione alterata del mondo moderno sul suo stesso popolo, ne ricercò attivamente l’annientamento totale, e si suicidò dopo aver avvelenato la propria cagna, l’unico essere, tra tutti quelli che condivisero la sua aberrante vicenda, a non poter essere accusata di alcun crimine. La tragedia del nazismo non può essere imputato esclusivamente all’ostilità del suo fuhrer , tuttavia c’è da ritenere che essa abbia fatto la sua bella parte.

Altri processi sociali che mostrano forti analogie con l’ostilità di tipo clinico, sono quelli che riguardano la persistenza di manifestazioni di pensiero e comportamento legati ad ideologie che hanno manifestato ampiamente il loro fallimento. Tempo fa ho ascoltato una persona (che ben conosco e di cui stimo lo spessore culturale e l’onestà personale) parlare ad un comizio in difesa della Cuba di Fidel Castro. Arrivando al punto piuttosto delicato riguardante ciò che sta accadendo in quel Paese ha pronunciato più o meno questa frase : “ Come comunisti e militanti per i diritti civili non possiamo giudicare bene la persecuzione delle minoranze, degli omosessuali e le condanne a morte degli oppositori. Ma dato che queste accuse vengono principalmente dagli Stati Uniti, ove pure sono numerose le condanne a morte, possiamo mettere da parte il problema”. Ecco un buon elemento di ostilità : “Abbiamo fallito le anticipazioni su una società più umana, ma dato che anche quella dei nostri avversari fallisce, possiamo mantenere intatte le nostre anticipazioni”. Interessante la falsificazione del dato statistico fatta a margine dell’interessante discorso: negli USA le condanne a morte sono molto più numerose di quelle cubane. Magari il fatto che la popolazione statunitense sia un tantino più numerosa di quella cubana c’entra qualcosa ?

Anche il mondo scientifico non è immune da gravi forme di ostilità. La psichiatria ‘organicistica’ continua a sostenere l’origine fisiologica dei problemi psicologici somministrando farmaci che, è dimostrato, fanno più male che bene. Di fronte al fallimento dei loro risultati gli psichiatri hanno adottato una linea di falsificazione che, per la frequenza con la quale viene esposta, sembra quasi diventata un teoria ‘ufficiale’ . In pratica tutti coloro che accettano di essere avvelenati con sostanze che riducono fortemente la loro capacità di giudicare ed esprimere emozioni, sono ‘pazienti guariti’. Coloro i quali, invece, si rendono conto che i farmaci non possono risolvere i loro problemi e che peggiorano la loro vita, sono considerati ‘pazzi inguaribili’ e , quindi,le loro opinioni non possono essere ammesse come prova invalidante delle teorie ‘scientifiche’ sull’origine biochimica dei disturbi mentali.

Marco Inghilleri

Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo

Sono psicologo, psicoterapeuta sessuologo . Laureato presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Padova e iscritto all’Ordine degli Psicologi del Veneto.  Attualmente sono il direttore di InterattivaMente: Centro di Psicologia giuridica - Sessuologia clinica - Psicoterapia di Padova. Opero prevalentemente in ambito psicoterapeutico, in qualità di libero professionista. Mi occupo del trattamento di problemi quali: ansiafobie, attacchi di panicodepressionedisturbiossessivo-compulsividisagio esistenziale, disturbi psicosomatici e dismorfobiaLe ulteriori aree di consulenza e trattamento riguardano le problematiche della sessualità e dei disturbi sessual. 

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