L'Uno e l'Amore

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eka e kāma
l'Uno e l'Amore

Per risalire alle origini del pensiero religioso indoeuropeo è necessario anzitutto analizzare alcuni versi dei tre inni che il X libro del Ṛg-Veda dedica alla creazione dell'universo, nei quali i poeti vedici, nostri progenitori, espongono le loro credenze psicologico-mitiche e filosofico-religiose.
Il più importante è il 129°, conosciuto come il nāsadāsīyasūkta, "non c'era non-essere né c'era essere", mentre il 121° è dedicato a Ka, un nome attribuito a Hiraṇyagarbha "il germe [garbha] portato [hira] dalle acque in cui vive [nya]"; il terzo è il 190°. Le entità cosmiche che in questi inni partecipano al processo creativo sono: salila/samudra; tapas; eka; manas; kāma.
Vediamo ora di conoscerle e di precisarne i ruoli:

RV, X, 129, 1/7
1. nāsad āsīn no sad āsīt tadānīṃ nāsīd rajo no vyomā paro yat/ kim āvarīvaḥ kuha kasya sarmann ambhaḥ kim ā sīd gahanaṃ gabhīraṃ//

"All'inizio non c'era essere, né c'era non-essere. Che cosa ricopriva l'insondabile profondità delle acque e com'era e dov'era il riparo? Non c'era l'atmosfera né, al di là di essa, la volta celeste".
In questi inni vedici sulla Creazione le Acque cosmiche, in sanscrito salila o samudra o arṇava, sono di due tipi. Quelle qui chiamate apraketaṃ salilaṃ "oceano imperscrutabile" (RV, X, 129, 3), dette anche ambhaḥ kim ā sīd gahanaṃ gabhīram (RV, X, 129, 1) sono "scure e impenetrabili", mentre quelle chiamate candrā (RV, X, 121, 9), generate da Hiraṇyagarbha (il quale, come vedremo, è lo stesso eka, in altre vesti), sono "luminose", anzi, "brillanti".

2. na mṛtyur āsīd amṛtaṃ na tarhi na rātryā ahna āsīt praketaḥ/ ānīd avatāṃ svadhayā taṇḍ ekaṃ tasmād dhānyan na paraḥ kiṃ canāsa//

"Non c'era morte allora, né immortalità. Non c'era giorno. Non c'era notte. Quell'Uno viveva in sé e per sé, senza respiro. Al di fuori di quell'Uno, c'era il Nulla".

Il nome eka, "Uno", è composto dalla radice indoeuropea i "andare", di cui il verbo e, eti è la forma forte, e dal sostantivo ka, che significava  "acqua", "luce", "felicità". Il suo significato originario era quindi "il moto [i/e] delle Acque luminose [ka] portatrici di felicità [ka]". Nella cosmogonia vedica eka rappresenta pertanto la sintesi delle sostanze luminose che costituiscono l'universo.

3. tama āsīt tamasā gūḷham agre apraketaṃ salilaṃ sarvam ā idam/ tuchyenābhv apihitaṃ yad āsīt tapasas tan mahinājāyataikam//

"C'era oscurità, all'inizio, e ancora oscurità, in una imperscrutabile continuità di acque. Tutto ciò che esisteva era un vuoto senza forma. Quell'Uno era nato per la potenza dell'Ardore".

Tapas è il "calore" cosmico, ma qui va inteso anche come "ardore spirituale", "ascesi". Nella creazione vedica tapas fa nascere eka, l'Uno, e crea ṛta e satya, la Legge divina e la Verità (RV, X, 129, 3 e X, 190, 1). Se ne deduce, evidentemente, che queste ultime siano attributi di eka, ovvero le sue principali prerogative.

4. kāmas tad agre sam avartatādhi manaso retaḥ prathamaṃ yad āsīt / sato bandhum asati nir avindan hṛdi pratīṣyā kavayo manīṣā//

"All'inizio sorse poi l'Amore, che era il primo seme della Mente. Scrutando nei loro cuori i sapienti scoprirono, con la loro saggezza, il legame tra l'essere e il non-essere".

6. ko addhā veda ka iha pra vocat kuta ājātā kuta iyam visṛṣṭiḥ / arvāg devā asya visarjanenāthā ko veda yata ābabhūva//

"Chi veramente sa? Chi potrebbe dire quando ci fu questa creazione? E quale ne fu la causa? Gli dei vennero dopo la sua emanazione. Chi dunque può dire donde essa ebbe origine?"

È interessante notare che devā, gli "dei" del pantheon vedico (tranne, come vedremo, Varuṇa, che è un altro nome di eka) non parteciparono alla Creazione, in quanto nacquero più tardi. Essi vennero dopo la sua emanazione: arvāg devā asya visarjanenāthā.

RV, X, 121 Dedicato a Ka.
1. Hiraṇyagarbhaḥ sam avartatagre bhūtasya jataḥ patir eka āsīt /
sa dādhāra pṛthivim dyam utemam kasmai devāya haviṣā vidhema//

"All'inizio sorse Hiraṇyagarbha nato come l'unico Signore di tutti gli esseri creati. Egli ha fissato al loro posto il Cielo e la Terra. Alle Acque lucenti, il divino Ka, offriamo adorazione con la nostra oblazione".

Al termine sanscrito hiraṇya fu sempre attribuito il significato di "oro", per cui il composto hiraṇyagarbha significò "il germe [garbha] d'oro [hiraṇya]". Grave errore etimologico questo, dovuto al fatto che il sanscrito aveva dimenticato che in indoeuropeo la consonante n era il simbolo dell'"acqua". Per cui l'antico significato di hiraṇya era "portato [hira] dalle acque [n] in cui si muove [ya]" e solo più tardi significherà "oro" essendo questo metallo di origine fluviale e quindi "trasportato [hira] dalle acque [n] in cui si trova [ya]". Hiraṇyagarbha in origine significava quindi "germe portato dalle acque in cui vive", e non "germe d'oro".

7. āpo ha yad bṛhatīr viśvam āyan garbhaṃ dadhānā janayantīr agnim / tato devānām sam avartatāsur ekaḥ kasmai devāya haviṣā vidhema//

"Nel tempo in cui vennero le possenti Acque, contenenti il germe universale e generatrici di Agni, allora, dallo spirito dell'Uno sorsero gli dei. Al divino Ka -Acque lucenti- offriamo adorazione con la nostra oblazione".

Questo verso comprova l'interpretazione da me data del nome Hiraṇyagarbha come "il germe [garbha] portato [hira] dalle acque [n] in cui si trova [ya]". Esso era così chiamato in quanto "contenuto nelle Acque" come è descritto in questo verso, e non perché di "oro".

8. yaś cid āpo mahinā paryapaśyad dakṣam dadhānā janayantīr yajñam / yo deveṣv adhi deva eka āsīt kasmai devāya haviṣā vidhema//

"Egli, con la sua potenza, sorveglia le Acque che contengono la forza creativa e generano il sacrificio cosmico. Egli fu il Dio degli dei: l'Unico. Alle Acque lucenti, il divino Ka, offriamo adorazione con la nostra oblazione".

9. mā no hinsīj janitā yaḥ pṛthivyā yo vā divaṃ satyadharmā jajāna /yaś cāpaś candrā bṛhatīr jajāna kasmai devāya haviṣā vidhema//

"Mai egli può danneggiarci, egli che è il genitore della Terra e il creatore del Cielo e delle vere leggi. Egli, che ha generato le potenti e brillante acque. Alle Acque lucenti, il divino Ka offriamo adorazione con la nostra oblazione".

10. prajāpate na tvad etāny anyo viśvā jātāni pari tā babhūva / yatkāmās te juhumas tan no astu vayaṃ syāma patayo rayīṇām//

"O Prājapati, Signore dell'intero genere umano, tu solo, e nessun altro, hai creato e dato vita a tutte queste cose. Concedici i beni da noi desiderati e per cui ti invochiamo. Possiamo, noi, essere signori di ricchezze31".

La risposta all'errore in cui via via caddero tutti i sanscritisti, quello cioè di interpretare l'appellativo Ka dato a Prajāpati come il pronome interrogativo "chi", ci viene dal seguente brano del Taittirīya Brāhmaṇa in cui appare evidente che il nome Ka significa āditye, "luminoso come il sole" :

TBr, 2, 2, 10
Prajāpatir Indram aṣṛjatānujāvaraṃ devānām. taṃ prāhiṇot. parehi. eteṣāṃ devānām adhipatir edhīti. taṃ deva abruvan. kas tvam asi. vayaṃ vai tvacchreyāṃsaḥ sma iti. so abravīt. kas tvam asi vayaṃ vai tvacchreyāṃsaḥ sma iti mā devā avocann iti. atha vā idaṃ tarhi Prajāpatau hara āsīt, yad asminn āditye. tad enam abravīt. etan me prayaccha. athāham eteṣām devānām adhipatir bhaviṣyāmīti. ko ahaṃ syām ity abravīt. etat pradāyeti. etat syā ity abravīt yad etad bravīṣīti. Ko ha vai nāma Prajāpatiḥ.

"Prajāpati creò Indra come ultimo nato fra gli dei e lo inviò a regnare su di loro. Gli dei dissero a Indra: "Chi sei tu? Noi valiamo più di te". Indra riferì questa risposta a Prajāpati, che in quel tempo splendeva come il sole [āditye], e gli disse: "Dammi il tuo splendore, Prajāpati, e diventerò il re degli dei". "Se te lo do", gli rispose Prajāpati, "sarò (ancora) Ka il "Luminoso?". "Sarai quanto dici": "in verità, Prajāpati, il tuo nome è veramente Ka, il Luminoso".

RV, X, 190
1. ṛtaṃ34 ca satyaṃ35 cābhīddhāt tapaso adhy ajāyata / tato rātry ajāyata tataḥ samudro arṇavaḥ//

"Dal calore più acceso nacquero la Legge divina e la Verità. Fu poi creata la notte e quindi sorse l'Oceano di acque fluenti".

L'Oceano del manas, come si è visto, era immerso nelle Acque buie, ambhaḥ kim āsid gahanaṃ gabhīram. Con la nascita di eka le Acque diventarono luminose [ka]. La loro luminosità sarà ereditata da kāma [ka+m]". Da un punto di vista etimologico eka e kāma appaiono entrambi formati con il sostantivo sanscrito ka al quale i lessicografi indiani hanno attribuito vari significati (cfr. il Dizionario di M.Williams, op. cit. pag. 240), tra i quali prevalgono "acqua", "luce", "felicità", attestati in molte radici verbali. Kam appare quindi come il "desiderio [ka]" delle Acque luminose [ka], impersonate da eka, incorporeo e immortale, di unirsi al limite materiale [m] dell'uomo allo scopo di creare mā[tra], la "materia"; mā[tṛ], la "madre"; nonché m[ṛ], il "morire"; tutte cose destinate a perire. Kāma, "Amore", rappresenta perciò, secondo l'etimologia, l'incontro tra il mondo celeste [ka], e il mondo terrestre [m], ovvero tra l'Infinito [ka] e il Finito [m], in nome del desiderio di Eka-Prajāpati di creare la Vita nell'universo.
Possiamo ora ricostruire, in base all'analisi etimologica, l'antica cosmogonia indoeuropeo-vedica dal momento della creazione dell'universo in poi. Una volta venuto [e] alla luce [ka] dalle "abissali profondità delle acque", ambhaḥ gahanam gabhīram (RV, X, 129, 1) Eka, l'Uno, prese il nome Hiraṇyagarbha e con tale nome mise al loro posto il Cielo e la Terra, sa dādhāra pṛthivim dyam (RV, X, 121, 1). Quelle Acque, secondo il valore semantico dato in indoeuropeo alla consonante n, "acqua", erano presenti in quel nome, che pertanto significava "il Germe creativo [garbha] portato [hira] dalle Acque [n] in cui abita e si muove [ya]". Eka, una volta venuto [e] al mondo, per mezzo della sua luce [ka] creò l'Oceano luminoso fatto di stelle e di soli. Da quel momento, pertanto, gli Oceani celesti furono due: quello primordiale di Acque scure, composto di materia interstellare, che faceva da sfondo all'intero universo, e quello luminoso, stellare e solare, creato da Eka. L'etimologia ci mostra, e ci dimostra, la credenza vedica circa la coesistenza nell'universo di questi due oceani, di acque scure e chiare, nā e ka, nella parola che in indoeuropeo e in sanscrito indica il "firmamento": nāka. A rappresentare il firmamento Eka nominò Varuṇa, "le Acque cosmiche [na] che ci avvolgono [varu]", al quale attribuì i suoi valori: "La legge divina", ṛta, e "La Verità trascendentale", satya, valori che Eka aveva ereditato alla nascita (RV, X, 190, 1). Ai Nāsatya, "la verità [satya] delle Acque cosmiche [nā]" - i due cavalieri celesti - Eka consegnò il manas "mente" e il kāma "amore", con l'incarico di portarli agli uomini: il primo al momento dell'incontro tra le acque del giorno e quelle della notte, e il secondo nel momento del passaggio dall'oceano notturno del manas a quello diurno, solare, del kāma. Con Varuṇa vennero poi gli dei [deva], che furono creati con la luce del giorno [div] a indicare che essi erano gli attori e gli amministratori celesti dei fenomeni naturali, visti come il riflesso, sulla terra, della vita e dello spirito delle Acque cosmiche. Con l'uso della radice jan, [jā] "generare", Hiraṇyagarbha creò poi tutti gli esseri viventi assumendo il nome di Pra-jā-pati, "Signore [pati] delle creature [jā]". Si noti che non c'è contraddizione tra Eka e Brahmā, il dio che divenne l'epitome creativa dell'oceano luminoso di Eka, in quanto, in base all'etimologia, Brahmā è colui che "fa crescere [bṛh] nell'universo il respiro delle Acque cosmiche [an]", essendo la ā finale il suffisso che indica la personificazione al maschile del brahman (neutro).


Da Franco Rendich DIZIONARIO ETIMOLOGICO COMPARATO DELLE LINGUE CLASSICHE INDOEUROPEE

Marco Inghilleri

Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo

Sono psicologo, psicoterapeuta sessuologo . Laureato presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Padova e iscritto all’Ordine degli Psicologi del Veneto.  Attualmente sono il direttore di InterattivaMente: Centro di Psicologia giuridica - Sessuologia clinica - Psicoterapia di Padova. Opero prevalentemente in ambito psicoterapeutico, in qualità di libero professionista. Mi occupo del trattamento di problemi quali: ansiafobie, attacchi di panicodepressionedisturbiossessivo-compulsividisagio esistenziale, disturbi psicosomatici e dismorfobiaLe ulteriori aree di consulenza e trattamento riguardano le problematiche della sessualità e dei disturbi sessual. 

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