In prima persona: esperienze di psicoterapia

Credo che sulle psicoterapie e sulle scienze psicologiche, nelle loro più diverse applicazioni, vi siano ancora molti pregiudizi e molti luoghi comuni.

Generalmente, noi psicoterapeuti ci troviamo a dover lavorare in condizioni di estrema complessità soprattutto in quanto le situazioni che dobbiamo affrontare insieme alle persone che ci si sono rivolte, sono problematiche che arrivano oramai "cronicizzate", "cristallizzate", perché alla psicoterapia si ricorre solo dopo che sono state percorse tutte le possibili "strade" alternative, solo dopo che tutte le "tentate soluzioni" non sono riuscite a generare gli effetti di cambiamento sperato nella propria vita.

Ovviamente, tutto questo non solo porta ad ulteriori resistenze da parte delle persone, ma anche ad un senso di generica sfiducia che dilata ulteriormente i tempi di durata e di percorrenza di un percorso psicoterapeutico.

Per questo motivo, per sfatare un po' di falsi miti, corroborare le leggende popolari nate intorno alle psicoterapie e affrontare le varie e possibili diffidenze (che ritengo sempre e comunque legittime), ho deciso di chiedere alle tante persone che si sono rivolte al Nostro Centro clinico, di raccontare con un pensiero e in prima persona, la Loro esperienza della psicoterapia.

Tengo a precisare che i testi riportati saranno volutamente un poco modificati, nel tentativo di renderli anonimi e garantire la riservatezza di quanti, in questi anni, hanno lavorato con Noi alla soluzione dei Loro problemi.

Vi auguro una buona lettura

 

 

Pensieri “pazienti...

 

 InterattivaMente: Centro di Psicologia Giuridica – Sessuologia Clinica – Psicoterapia di Padova

 

Problemi d’amore

Scrivere del mio percorso di psicoterapia non è qualcosa che mi riesce molto semplice. Non è facile, almeno per me, raccontare qualcosa che è costantemente in movimento, anche ora che l’ho terminato …

Posso dire che all’inizio sembra che non accada nulla, è solo poi che ti accorgi, invece, che le cose nella tua vita assumono altre forme, ma questo accade solo perché sei tu che cambi il modo di fare le stesse cose. Sono contenta di avere iniziato e spesso dico a me stessa che avrei dovuto incominciare molto tempo prima, ma forse, prima, non era il momento giusto. Ho dovuto maturare piano la decisione dentro di me, finché un giorno ho preso il cellulare e ho chiamato.

Il mio problema, o meglio, il motivo che mi ha portata in psicoterapia dipendeva dal fatto che la mia emotività diventava incontrollabile nelle mie relazioni d’amore. Volevo che il mio compagno mi rimandasse l’immagine idealizzata che avevo di me stessa. Quando il mio partner non lo faceva più, e accadeva molto presto, mi dicevo: “L’idillio è finito! Il feeling non c’è più. Cosa gli è successo? Fa tutte le cose che mi dispiacciono” Mi chiedevo, anche, la ragione della mia sfortuna. Il mio compagno così non mi andava più bene, non rifletteva la mia immagine, o quella che pensavo dovesse riflettere.

Le mie erano richieste emotive che nulla avevano a che fare con l’amore. Quando le fantasie finivano, e la convivenza le distruggeva invariabilmente, l’ “amore” si trasformava in conflitto e in ostilità. Sempre.

Quello che ho scoperto, e mi fa sorridere perché sembra la scoperta dell’acqua calda, è che una convivenza comporta sempre dei problemi, perché nessun rapporto fa totalmente per noi. Nessuno ci darà sempre soddisfazione nel modo in cui vogliamo essere soddisfatti. L’ho capito lavorando sulla mia delusione, l’ho capito lavorando su me stessa.

Paure

Siamo esseri umani e tendiamo a crearci un groviglio di false difficoltà. Il 50 % del nostro tempo lo spediamo a farci dei problemi, l’altro 50% del nostro tempo lo impieghiamo nel tentativo di risolverli. I problemi nascono dall’impossibilità o dall’incapacità di vivere al di fuori del nostro abituale e peculiare modello di pensiero. Il nostro modello di pensiero è diverso da ciascun’altra persona. Usiamo però la mente in modo improprio e confondiamo due tipi di paure. La prima è naturale, se minacciati fisicamente, ad esempio, reagiamo scappando, lottando o chiamando la polizia. In ogni caso, reagiamo. Ma l’ansia che avvelena la nostra vita si fonda su altre paure, che sono false. La falsa paura è prodotta dal cattivo uso che facciamo di noi stessi e dei nostri pensieri. Pensiamo costantemente a ciò che ci è successo, o a ciò che potrebbe succederci, oppure a come poter analizzare o controllare gli avvenimenti. Questa incessante attività mentale comporta un costante giudizio su di noi e gli altri. Io stavo male per questo. Minacciarci, o intimidirci, o costringerci non serve: “non sarò più così”, “non farà più questo o quello”, non è la risposta. Affrontare il problema da un’altra angolazione, entrando dalla porta di servizio è quello che mi è stato utile. Prima di tutto sono diventato consapevole delle mie illusioni, che era qualcosa di diverso dal volersi migliorare, dal voler mettere a posto la vita. Poi, ho cercato solo di sperimentare, solo di conoscere le illusioni (i miei pensieri soggettivi) per quello che sono. Stare semplicemente con ciò che sembra una grande confusione mi è servito. Sperimentarla, essere quella confusione, conoscerla. Solo così sono riuscito sempre più spesso a vedere oltre i falsi sogni che annebbiavano la mia vita.

Autostima

Dire che cosa è stata per me la psicoterapia è una fatica. E’ stato faticoso anche farla, sinceramente. La capacità di comprensione si sviluppa con il tempo, ma tra le diverse cose che ora mi sono chiare su me stessa, una più di tutte mi appare assai limpida: in ogni momento tutti noi andiamo bene se siamo quello che siamo.

Dipendenza

Ho cercato uno psicoterapeuta perché pensavo di aver bisogno di qualcuno che mi aiutasse a liberarmi dalla mia sofferenza. “Sto male”, mi dicevo, “e non so perché. Non ho forse bisogno di qualcuno che mi dica cosa fare?”. “No!”, è stata la mia scoperta. Quello di cui avevo bisogno non era una guida, ma di capire come pormi di fronte alla vita. Tuttavia, in quel momento, pensando in quel modo, avevo bisogno di uno psicoterapeuta che mi facesse comprendere che l’unica autorità, l’unico terapeuta di me stessa ero io. La mia psicoterapia è stata questo: capire che potevo essere l’insegnante o il genitore di me stessa. Facevo come gli uccellini nel nido: spalancavo la bocca e aspettavo di venire imboccata. Aspettavo che mamma e papà mi nutrissero e stavo lì ad aspettare un grande avvenimento, una grande saggezza, qualcuno o qualcosa che mettesse fine alla mia sofferenza. L’attenzione, la mia, il mio fare esperienza sono stati la nuova mamma e papà, e la sola autorità che mi ha aiutata. Solo allora, solo quando ti premetti di considerare il fatto che ciò che senti, provi, sperimenti è la migliore bussola che tu possa avere, diventa chiaro cosa fare. Solo che per capirlo, occorre affrontare la propria dipendenza, farsi aiutare a diventare proprio quella dipendenza che si fugge o si contrasta. Solo in questo modo, sono diventata il baricentro del mio equilibrio.

Eiaculazione precoce - 1

Il mio problema era un problema che mi dava un imbarazzo tremendo. Mi faceva sentire incapace è persino meno uomo, tanto che per schivare la sicura e inevitabile figuraccia, avevo cominciato persino ad evitare la sessualità e le donne, cioè veramente avevo ridotto la mia attività sessuale solo all’autoerotismo e al mio mondo di fantasie, dove ovviamente tutto andava bene.

Scoprire che tutto era legato al mio modo di vivere ansioso e alle mie insicurezze, sinceramente mi ha molto sorpreso. Io, inizialmente, lo vedevo soltanto come un problema di carattere medico e non tanto psicologico. Infatti, il primo professionista consultato fu appunto un andrologo, che mi diede una cura da fare. Le cose funzionavano un po’ meglio, ma il problema comunque restava. Così decisi di consultare uno psicoterapeuta e iniziare un percorso di psicoterapia. Quello che mi creava ansia era soprattutto non avere il controllo del mio corpo. Comprendendo che il corpo non è una macchina, che le relazioni con le donne mi mettevano a disagio, che l’intimità e la sessualità erano situazioni che non vivevo certo con serenità e che la “fretta” era una risposta che davo anche ad altre situazioni della mia vita, che mi facevano andare in ansia e che non riuscivo a controllare, ho cominciato a “relativizzare il problema”, nel senso che ho capito che la fuga, fuggire da ciò che mi spaventava, era in realtà quello che dovevo risolvere. Ora, non uso più farmaci, qualche volta mi capita ancora, molto più spesso riesco a trovare una maggiore sintonia con la mia partner.

Eiaculazione ritardata - 1

Il motivo per cui mi sono rivolto ad uno psicoterapeuta riguardava principalmente un disturbo sessuale. Avevo problemi nel raggiungere l’orgasmo, anzi, quando facevo l’amore, quando facevo sesso, mi era praticamente impossibile arrivare alla soglia del piacere. Questo problema aveva cominciato a presentarsi sempre più spesso con la mia compagna. Avevamo una relazione da 7 anni e via via mi è sempre stato più difficile ottenere un appagamento sessuale soddisfacente.

La soluzione a questo problema è stato scoprire qualcosa di più profondo e di maggior supporto, che ha in un certo qual modo sostituito il mio bisogno di perpetua eccitazione. L’eccitazione di per sé non può essere la forza di sostentamento della sessualità, soprattutto all’interno di una relazione a lungo termine. Una volta che si è raggiunta un’intimità più profonda avevo bisogno di scoprire nuovi modi di fare all’amore. Paure e insicurezze erano aumentate con l’aprirmi all’altro e tutto questo influenzava la mia vita sessuale.

Con il percorso di psicoterapia ho imparato a comunicare la mia esperienza sul sesso e, in particolare, la mia vulnerabilità. Spesso, proprio la vulnerabilità è la cosa più difficile da confessare, specialmente se riguarda il sesso.

Dipendenza sessuale -1

Già dal primo colloquio ho cominciato a vedere il mio problema in modo diverso. Ho iniziato una psicoterapia perché mi ero autodiagnosticato una dipendenza da sesso. Passavo molte ore delle mie giornate a navigare su internet in cerca di immagini o video “hard” e, ovviamente, mi masturbavo. Arrivavo a masturbarmi anche 5-6 volte in un giorno ed ero arrivato a pensare che in me qualcosa non andava, che ero malato. Quando raccontai ciò che mi affliggeva e le mie preoccupazioni al terapeuta egli mi chiese se avevo una relazione, se avevo avuto delle relazioni, se frequentavo donne. Io spiazzato dalla domanda, risposi in imbarazzo e intimidito che no. Non avevo una relazione, non ne avevo mai avute e che la “prima volta” è stato con una prostituta. La seconda domanda che mi venne posta fu quella di dire se secondo me avevo un problema di dipendenza sessuale o, piuttosto, un problema di relazione con le donne. Accidenti! Sarà banale, non ci avevo mai pensato, ma era la seconda la situazione che vivevo. Il terapeuta aggiunse se secondo me il mio passare tempo in cerca di immagini erotiche e pornografiche non fosse piuttosto una soluzione anziché un problema, cioè quello di accontentarmi di “surrogati” per vivere comunque un fatto del tutto naturale come la sessualità senza eccessive preoccupazioni, paure e turbamenti. Non so se mi disse questo, ma questo, più o meno io compresi. Vedendola in questo modo, cominciai a sentirmi inspiegabilmente meglio, non mi sentivo più uno sfigato, ma qualcuno che doveva cercare delle risposte dentro se stesso. Ricordo il mio inizio, e di questo ho voluto scrivere, perché quello che poi mi ha aiutato è dipeso tutto da questo modo di rileggere il mio problema in quanto mi ha permesso di fare cose nuove e di scoprirle, senza sentirmi più colpevole o malato. Oggi ho una fidanzata, guardo immagini erotiche, se mi capita e con moderazione, e non mi sento più un maniaco.

Depressione -1

In psicoterapia ho iniziato a vedere i miei schemi mentali; ho cominciato a prendere consapevolezza dei miei desideri, bisogni e impulsi; a capire che schemi, desideri e dipendenze sono ciò che viene definito come Io, personalità, identità, carattere, ecc..

Colloquio dopo colloquio, appuntamento dopo appuntamento, ho scoperto la possibilità di abbandonare, cambiare o mantenere queste mie “abitudini mentali”, che erano poi i modi attraverso cui si manifestava il mio problema e il mio star male. Questo processo di comprensione è facile a dirsi, in realtà può deprimere, spaventare e dissuadere. Ho pensato mille volte di lasciar perdere, di abbandonare la terapia: tutto ciò che per tanti anni abbiamo pensato di essere viene messo in discussione, o meglio, lo metti tu stesso in discussione, se davvero vuoi stare meglio. Man mano che avviene questa trasformazione possiamo provare terrore. Sentire parlare di psicoterapia può essere affascinante, suscitare curiosità: farla,però, può spaventare, è facile e difficile al tempo stesso.

Ciò nonostante, se ci si impegna con pazienza e determinazione, cresce piano piano la serenità e aumenta la capacità di vivere una vita più distesa.

L’influsso capriccioso delle circostanze esterne si modifica. Anche se trasformata, naturalmente, non si tratta di una vita priva di problemi. I problemi si presenteranno sempre. A volte mi sembra di vivere peggio di prima, ma solo perché ciò che tenevo nascosto è venuto e viene alla luce. Ma anche in questi casi, adesso, provo un senso di accrescimento in quanto a equilibrio e comprensione, un senso di profonda contentezza.

Attacco di panico. “Io diminutivo di dio” -1

Per me fare psicoterapia ha voluto dire infrangere il modo abituale di considerare la vita.

Mi consideravo il centro di tutta la mia vita e nutrivo la convinzione sempre più ferma che la mia vita avesse un centro coincidente con me stesso: io vedo, io odo, io sento, io penso, io ho opinioni, sono io che ricevo le varie impressioni, sperimento la mia vita non quella degli altri.

La psicoterapia ha avuto per me due momenti importanti e distinti. Una prima parte ha comportato vedere come la mia vita fosse completamente incentrata su me stesso: “io ho davvero queste opinioni egocentriche, io ho davvero questi pensieri egocentrici, io ho davvero queste emozioni egocentriche … io, io, io dalla mattina alla sera. La seconda parte (quella che ha richiesto più tempo) si è rivolta ad osservare come mi rapportavo ai miei pensieri, alle emozioni e alle fantasie egocentriche: mi ci aggrappavo, mi coccolavo con loro e senza mi sentivo perduto.

“Se non va come voglio, non ce la faccio”, mi dicevo. Pretendevo che la vita fosse in un certo modo e, quindi, lo starci male, la sofferenza era conseguenza inevitabile. Però, la vita non è come la vogliamo noi, è come è.

I miei attacchi di panico erano il risultato della mia incapacità a confrontarmi con qualcosa che non ero capace di accettare, ma non era il fatto che la vita avesse il suo corso, no. Quello con cui non riuscivo a fare i conti era che, in realtà, avevo paura della vita e diventarne il centro assoluto, essere completamente assorbito da me stesso, era l’unica soluzione che ero riuscito a trovare.

Ho visto un documentario poco tempo fa, che riprendeva una mamma orso mentre educava i piccoli. Insegnava loro tutto quello che occorre per sopravvivere: cacciare, pescare, arrampicarsi. Poi, un bel giorno li fece salire tutti su un albero e appena furono in cima, lei se ne andò, non voltandosi neppure. Gli orsetti si saranno sicuramente sentiti spaventatissimi …, pensai e mi tornò in mente una frase: la strada della libertà passa dalla paura.

Nessuno vuole lasciare le proprie sicurezze, anche se queste diventano una gabbia. Certe volte si preferisce la certezza di una prigione, piuttosto che affrontare la paura di ciò che è nuovo, dell’indipendenza. Ma la strada all’indipendenza passa e ripassa da un’invenzione: è ciò che ci fa paura, che ci spaventa, perché un’invenzione è qualcosa che ancora non c’è e di cui ancora non abbiamo fatto esperienza.

Transizione di genere e depressione da lutto

La psicoterapia per me è stata veramente preziosa, mi ha aiutato a guardare dentro di me, a far luce sulla mia interiorità.Ho scoperto di possedere una forza interiore della quale non sospettavo minimamente l'esistenza, ho imparato ad avere più fiducia in me stesso e nelle mie capacità e, soprattutto, ad aver più fiducia nel mondo esterno.
Credo davvero che il modo migliore di affrontare la vita sia di farlo con il sorriso anche se le difficoltà ci saranno comunque e saranno inevitabili.
Grazie alla psicoterapia ( due cicli, dal novembre 2007 al settembre 2009 e dal luglio 2012 ad ora ) comincio a stare finalmente meglio!

Ansia e disagio esistenziale

La vita puo' essere facile e difficile, emozionante e noiosa, piena di significati e all'apparenza inutile. Tutto dipende da cosa ci passa per la testa in quel momento...
Capita a volte che ci si senta inadeguati. Troppe sono le richieste che ci vengono fatte, i parametri che pensiamo dover seguire. Capita anche che si vada in corto circuito.
Ma a volte si hanno delle intuizioni, brevi ma illuminanti.
Si capisce, con la pancia e non con la testa, che e' tutto un castello di pensieri che ci ingabbia. Nulla e' reale e tutto lo e'. Dipende da noi.
Perche' dover seguire dei parametri che solo noi abbiamo elaborato?
La vita e' troppo breve per metterla al servizio di canoni di comportamento dettati dall'esterno, o che pensiamo ci siano dettati.
Quello che ho capito in questi mesi e' che ognuno ha un suo modo personale di fare le cose, un modo tutto suo di affrontare problemi che solo apparentemente richiedono una certa reazione standard. Noi siamo a questo mondo e dobbiamo trovare il nostro modo di stare al mondo, senza inseguire criteri esterni e senza pensare che ci siano soluzioni superiori ad altre. Ma solo le nostre soluzioni, il nostro modo. Non siamo noi a doverci adeguare al mondo, con tutta la tensione che cio' crea, ma capire come noi e il mondo possiamo convivere.
Ci sono tanti modi di stare al mondo quante sono le persone che lo abitano, e ognuno e' il migliore perche' e' solo di quella persona.
In questi mesi, oltre ad averlo compreso meglio, ho cominciato a sentirlo oltre che intuirlo. E quando una idea entra nel proprio corpo, allora si fa un passo decisivo verso se stessi.

Vaginismo - 1

Prima del percorso di psicoterapia vivevo la mia sessualità con la consapevolezza di avere un problema e di non andare bene così com’ero. Questo mio stato mentale mi ha fatto accettare di buon grado alcune situazioni di coppia, come non sentirmi desiderata, non avere la giusta intimità o complicità, tanto da non essere stata in grado di costruire un rapporto più profondo con il mio compagno, perché comunque sapevo di non poter pretendere più di così da lui . Ora però che ho capito quali sono le ragioni che mi hanno portato a vivere così la mia sessualità; ho ritrovato un po’ più di fiducia in me  stessa e ho anche riscoperto il mio compagno, perché ho capito che per tempo lui si è adattato ai miei spazi e ha imparato a non invadermi. Ora vedo il mio compagno con altri occhi, si è riacceso il desiderio di vivere la nostra intimità con un po’ più di passione.

Omofobia internalizzata - 1

Prima di inziarla, pensavo alla psicoterapia come ad uno schiaccianoci: qualcuno o qualcosa avrebbe dovuto forzare e forzare e alla fine il mio guscio si sarebbe rotto, certo con gran fatica, ma alla fine il mio vero io si sarebbe disvelato, avrei capito “il” mio problema, unico, nucleare, e avrei ricevuto una serie di precetti per risolverlo. Dopo averla iniziata, mi sono accorto che le cose stanno diversamente. Ora, dopo qualche mese di sedute, nella mia mente la terapia è come una passeggiata in un museo. Si va piano, a volte più veloce, a volte si salta qualche sala ma la volta dopo ci si può tornare, mettere il naso dentro, avvicinarsi alle tele appese e guardarle da vicino. Non c’è fretta e ogni volta si può prendere gratis una brochure all’ufficio informazioni e studiarsela per bene a casa. La cosa più importante è rendersi conto che non c’è una sala unica, ma anzi ce ne sono decine, e ognuna ha un’altra porta che conduce ad una sala nuova, e così via. Insomma, mi sono accorto che l’omosessualità non è un aspetto totalizzante della mia vita: ne fa parte, ma non la definisce da sola. Man mano che si visitano più stanze, ci si accorge che in realtà tutte le opere esposte sono simili, perché altro non sono che dettagli di una singola forma. E a un certo punto arriva la rivelazione: il tema della mostra è: “Me stesso”. E’ di me che si parla, di me stesso, sono io che mi disvelo al mio stesso io, che mi guardo nel profondo, che provo a capire chi sono davvero.Prima di iniziare a sedermi sulla sedia in questo studio, non avevo idea del motivo per cui potessi aver bisogno di una terapia: cercavo di guardarmi dentro e non ci capivo niente. Questo sta lentamente cambiando: per me è scoprire di avere una nuova consapevolezza del mio valore, di quello che faccio e delle scelte che compio. E’ come sentire di avere una nuova entità dentro al corpo, che mi fa sentire più vivo e il vero attore protagonista, non una comparsa in un copione scritto da chissà chi. Ora ho capito che uno dei motivi per cui un giorno ho sentito il bisogno di chiamare uno psicologo e fissare un appuntamento è il fatto che cercavo di nascondermi a me stesso, perché pensavo che, se mi fossi visto veramente, avrei trovato proprio le caratteristiche per cui gli altri (i genitori, i conoscenti, a volte perfino gli amici) discriminavano me o persone che io considero simili a me. Questo mio stato d’animo si manifestava nel mio modo di vivere la sessualità, soprattutto fisicamente, e il fatto che questi problemi si stiano risolvendo mi fa capire che sto lentamente uscendo dall’empasse. Già riconoscere a me stesso di essere un “diverso” è una conquista. Certo in quanto omosessuale non vivrò uno dei copioni che i miei genitori tenevano nel cassetto per me. Ma proprio perché diverso e proprio per questa consapevolezza posso prendere in mano la penna e scrivermelo io, questo dannato copione. Una delle scoperte, perché proprio di scoperte si tratta, che più mi hanno sorpreso è stato il peso che i rapporti familiari hanno avuto nel plasmare il mio carattere e il mio modo di pormi verso il mondo: non avrei mai immaginato, o non avrei mai osato ammettere, che il rapporto con mia madre e mio padre potesse segnarmi così nel profondo. La considerazione che avevo della mia famiglia come ideale, da cui potevo trarre solo ed esclusivamente supporto, si è trasformata in quella di una famiglia dai contorni più umani, i cui componenti possono avere dei limiti. Il mio modo di vedere il mondo si sta lentamente ampliando: ragionare su me steso guardandomi da fuori non è diverso dal ragionare sugli altri dalla stessa prospettiva. Una delle cose di cui mi rendo conto è che il lavoro da fare è ancora molto: lo percepisco, sento di avere compreso molti concetti a un livello puramente mentale, ma la sfera delle emozioni e delle abitudini è più lenta a cambiare. Lo sento a volte quando sono a letto col mio ragazzo, quando sono da solo a riflettere, quando reagisco a una situazione cercando di nascondermi invece di espormi per farmi valere. Ma penso che la direzione sia quella giusta.

Violenza di genere - Dipendenza

Cosa sono riuscita a fare finora con il suo aiuto: sono riuscita a vedere quasi tutto quello che mi è successo nel passato e come ero io all'epoca dei fatti, riuscendo, anche attraverso i sogni, a guardarli da dentro. Rendermi conto di quello che mi era successo o che io avevo fatto accadere, è stato come scorgere un faro nella nebbia. E dal buio più completo sono entrata in un posto finalmente privo di ombre. A tratti anche luminoso. Prima ero come un naufrago in un mare in burrasca. Senza nessun punto di riferimento.
Vedere il tutto da un' altra angolazione mi ha permesso di smettere di piangere. E sono uscita da quell'acqua scura e melmosa in cui ho rischiato di annegare. Le ombre della casa si sono piano piano dileguate. Ho preso possesso dello spazio che mi circondava. E ho iniziato a sentire il mio corpo come una cosa viva. Ho cominciato a sorridere. Allontanandomi sempre di più dalla persona che alimentava il problema, sono riuscita a focalizzare più soluzioni al problema stesso. Mi sveglio con la voglia di riempire le mie giornate di cose belle, che forse facevo anche prima, ma che ora mi sembrano colorate e non nero/grigie come prima, perché qualcuno riusciva, forse inconsciamente, a rendermele buie e tetre. E' avvenuto tutto lentamente. Seguendo i miei ritmi.
Sono riuscita a capire che sono un essere pensante e autonomo e che non devo aver paura della solitudine e che non ho bisogno di nessuno. Posso respirare, sentire, ascoltare, muovermi, spostarmi. E ho capito che posso fare delle cose senza che nessuno mi dia le istruzioni per l'uso. Posso scegliere in quale direzione andare. Posso gestire il mio tempo. Posso ascoltare il ritmo del mio cuore senza spaventarmi. Posso finalmente stare male senza sentirmi in colpa. Perché è il mio dolore e lo posso toccare e posso entrarci dentro per poi abbandonarlo. Riesco a raggiungere luoghi che non avrei mai pensato di vedere. Sapermi orizzontare per le strade è stato uno dei primi successi. Penso ai primi tempi, in cui avevo paura di perdermi, anche solo per raggiungere il suo studio.
 
Di nuovo mia - Separazione
 
Sono cambiata, me lo dicono in molti. "Ma cos'hai? Sei diversa" "Sei più bella" Sembri distante". Sì, sono distante perché sono riuscita a staccarmi dalle cose e dalle persone per poi, spero, poterle raggiungere e continuare ad amare in maniera più consapevole di prima. Non più con la sensazione perenne di essere di troppo o troppo poco o inutile o fuori luogo. Sono lontana sì ... ho preso le distanze da tutto e sono qua ... sono al mondo, conscia del fatto che ci sono tante cose orrende, ma che io, posso finalmente essere felice, quando ne ho l'occasione. Non come prima, che riuscivo a stare male, anche quando stavo vivendo momenti belli, pensando a cosa mi sarebbe potuto accadere dopo. Ho smesso di credere di poter essere di aiuto al mondo intero. Sono una donna fragile... ma quello che sono, mi dà la forza di camminare senza inciampare. So apprezzare i momenti belli e riesco ad accettare i momenti brutti. Senza vivere nella continua angoscia come prima.
Sono riuscita ad attraversare un periodo ostico della mia vita con le mie forze e con la sua pazienza. Ho preso atto che il mio matrimonio è fallito. Che di amore ce n'è stato poco o niente. E che non vale la pena soffrirne. Mi sono finalmente stancata di tutto quello che ho subito, e ribellata alla parte di me che mi voleva legata ad un uomo che non sapeva e non poteva amare. Non mi interessa più dov'è e cosa fa... non mi interessa più di sapere perché si è comportato così con me, e quali sono stati i motivi che lo hanno spinto ad allontanarsi da me. Gli ho permesso di fare e disfare tante cose che mi appartenevano. Ora non sono più disposta a starlo ad ascoltare, a sentirmi parte della sua vita e dei suoi desideri. Non me ne importa più niente.
 
 
Labirinto

Inizialmente pensavo che andare in psicoterapia significasse farsi aiutare da qualcuno a risolvere i propri problemi, poiché mi vedevo non in grado di risolvere tali problemi da solo, e quindi cercavo un aiuto da qualcuno. Precisamente non di qualcuno che mi aiutasse a superarli ma qualcuno che mi dicesse come superarli, una sorta di aiuto esterno da una persona che in grado di vedere se la situazione da fuori e quindi che la comprendesse in modo maggiore. Poi invece, iniziata la psicoterapia, mi sono reso conto che non avrei ottenuto l'aiuto che pensavo di ottenere bensì avrei avuto qualcuno che mi spronasse a trovare da solo altre soluzioni, di non arrendermi e di trovare un modo per andare avanti. E con il senno di poi questo è stato migliore poiché mi ha dato in mano gli strumenti per superare tali problemi nel caso si ripresentassero e me li ha fatti comprendere maggiore oltre a risolverli. Quindi in sostanza per me la psicoterapia è stata la mano per rialzarsi quando non riuscivo a farlo da solo. E fare psicoterapia per me è un po' questo, cercare di vedere la persona che ho davanti, capire quali sono i problemi e capire cosa si nasconde dietro a questi problemi per andare più a fondo. E poi cercare di dare alla persona uno spunto per risolverli, fargli vedere più chiara la situazione e spronarla, non dico a migliorarsi ma almeno a vedersi dentro davvero. Dagli una consapevolezza con la quale possa comprendere di più la sua situazione e quindi una volta compresa modificarla, se lo vuole, nel modo che più le aggrada. Quasi come accompagnare qualcuno in un labirinto e cercare di mostrargli la via giusta senza però spingerlo ma cercando di farglielo intuire. Metaforicamente una sorta di caccia in cui devi capire cosa stai veramente braccando e devi quale sarà l'esca giusta da usare.

 

Depressione - Lettera a se stessa

La frase che potrebbe descrivere il momento che stai vivendo potrebbe essere: "
​Da un certo punto in poi​
​f​
ino a qui tutto bene."Quello che hai alle spalle è un percorso difficile; Ti ho vista incredula accettare passivamente quello che altri sceglievano per te, smarrita, disperata, distrutta dal dolore e poi ancora smarrita, impaurita.Ho percepito il tuo desiderio di farla finita con questa vita. Di passare oltre. Poi all'improvviso c'è stata la fase della consapevolezza, ti sei resa conto di tutto quello che ti era successo e di quello che stavi provando in quel momento. Finalmente ti ho vista respirare a pieni polmoni e a volte sorridere. poi ancora ricadute ... smarrimento... e ancora una volta sei riuscita a rialzarti... ti si leggeva negli occhi una vaga sensazione di leggerezza, e ne percepivo il vuoto e la tabula rasa che avevi fatto dentro di te. l'assenza di pensieri... Poi i sogni e il distacco ... ti ho vista mentre cercavi di rialzarti a fatica... e mano a mano che passavano i giorni ... riacquistavi sempre più fiducia in te stessa, sorridevi, e lentamente ti avvicinavi agli altri.Sono fiera di te, non avrei mai pensato che tu saresti stata in grado di farcela, di uscire da quel groviglio di emozioni e di sensazioni. Da quell' ACQUA putrida e melmosa. Ti guardavo mentre a passi incerti cercavi di raggiungere te stessa. Di conoscerti fino in fondo. Di capire e di distruggere quei blocchi che ti eri creata in tutti quegli anni. Un passato pesante che ti ha reso alla fine più forte, più coraggiosa. Quasi una donna normale. Come non lo eri mai stata. Esserti resa conto, che anche gli altri se ne erano accorti di questo tuo cambiamento, ti ha reso ancora più felice. Ora sai che la tua vita è solo nelle tue mani. Che non devi aspettarti niente dagli altri.Nessuno potrà proteggerti dalle delusioni, dalle malattie, dalle paure, dalle ingiustizie, dai fallimenti. Nessuno sì prenderà cura di te, tranne te stessa. Ora sei libera. Perché sai che essere felice o triste dipende solo da te. Non sei responsabile di quello che gli altri fanno o dicono, sei responsabile solo di quello che fai e dici tu. E solo tu puoi prenderti la responsabilità delle conseguenze di quello che fai.
Il tuo sorriso è contagioso o almeno così dicono. E' questa è una buona cosa, per te che hai sempre voluto essere di aiuto agli altri, senza capire che prima di tutto dovevi pensare a te stessa e a volerti bene, a imparare cosa ti piace e cosa non ti piace... a capire cosa sai fare e cosa vuoi veramente dalla vita. Ma la cosa principale è che ora sai chi sei. Non sei quella bambola a cui qualcuno aveva messo dentro la paura e la certezza che niente avresti potuto fare nella vita, per poterti manipolare, usare a suo piacimento. Ma una donna che conosce le sue fragilità e nonostante questo può andare a testa alta perché non hai mai fatto del male a nessuno e adesso che ti piaci almeno un po', molti ti apprezzano per come sei, non per quello che fai. Ora sei pronta a fare qualsiasi cosa tu abbia in mente di fare. Sei tu che lo decidi. nessun altro può farlo al posto tuo. Sei padrona assoluta delle tue azioni. Sbaglierai ma potrai sempre rimediare ai tuoi errori. Perché solo tu hai questo potere. Non dipendi più da nessuno. E sei in grado di gestire le tue emozioni e la tua rabbia. Sai cosa fare quando qualcuno ti intralcia la strada, sai dire di no quando qualcuno ti chiede di fare una cosa che non vuoi fare, senza crearti problemi. A dire il vero tutto questo lavoro su te stessa sembra quasi un miracolo, conoscendoti so quanto dura era la tua corazza. Ma ora che ti vedo sembri proprio rinata. Con piccoli cambiamenti, a piccoli passi, a volte quasi impercettibili, ti sei avviata verso una vera e propria primavera a Novembre. Hai lavorato duro, ti sei impegnata, e devo dire che te la sei meritata questa nuova vita. L'altra vita che facevi non era degna di essere vissuta.
 
 
Disfunzione erettile - 2
 
Il motivo per cui mi sono rivolto ad uno specialista erano degli episodi di disfunzione erettile, a seguito di una lunga storia con una ragazza con problemi sessuali con cui non avevo potuto avere rapporti.
Per la situazione mi ero provato a costruire qualche diagnosi razionalmente plausibile, ma ero comunque tormentato da tante possibilità che trovavo inquietanti e mi avevano portato ad una situazione di crisi. Crisi durante la quale ci pensavo continuamente e questo mi procurava ulteriore ansia e insicurezza.
Il primo banale passo é stato il levarmi dalla testa alcune ipotesi senza senso. Solo in seguito mi sono reso conto di quanto una piccola rassicurazione possa liberare da paure profonde e irrazionali.
Il secondo passo é stato capire che forse non si trattava nemmeno di un vero e proprio problema, ma si era generato proprio per la mia ossessione di risolvere una situazione, che mi aveva portato a frequentare ragazze per le quali non provavo essenzialmente desiderio.
Allora ci siamo messi a cercare le cause, ed ho scoperto che accanto ad un mia ossessiva paura di non riuscire mai a risolvere il problema, c'erano anche pressioni sociali.
Potrei aggiungere anche un effetto "placebo": la sola consapevolezza di starmi occupando con una certa serietà del problema, mi aveva molto rilassato e fatto prendere le cose con più calma, compreso il sesso con la mia nuova ragazza.
Altrettanto importanti sono state le discussioni su temi filosofici e di visione della vita. Non che condividessi in ogni punto le idee del mio terapeuta, ma proprio questo ho apprezzato: ho affrontato degli argomenti di fronte ai quali é tornata a galla la mia personalità, che é sempre stata legata anche alla riflessione, una delle caratteristiche che erano quasi scomparse a causa di questo mio momento di crisi e di altri motivi. La mia vita, il mio modo di pensare non si riducevano al problema che stavo affrontando.
Ho veramente ricostruito la mia identità, ma in modo più forte e consapevole.
Altrettanto importante, abbiamo affrontato la tematica della sessualità, del maschile in questa società. Discorsi che mi hanno formato senza che nulla mi cercasse di venire "insegnato", e grazie ai quali ho intrapreso la ricerca del mio modello di maschile, indipendentemente dagli stereotipi proposti da qualunque moda o parte politica.
Tutto questo mi ha permesso di vivere anche la mia nuova relazione a modo mio, ma non chiudendomi in me stesso ed utilizzando la mia ragazza come strumento, e lentamente di risolvere il problema, parlandone con chiarezza anche con lei.
 
“ Hakol le tova”: Tutto è per il bene

Vorrei scrivere cosa sia cambiato in me con questa psicoterapia, potrei riassumere semplicemente con una metafora: la perla nascosta nella conchiglia non si nasconde più …Penso si riassuma veramente tutto in queste poche parole, non voglio più nascondermi! Il lento processo che mi sta portando “ a casa” è la miglior cura… essere accettata nella mia comunità è la cosa più bella che potesse accadermi, in tutti i sensi. E oltre ad imparare a non nascondermi , ora non vedo più il passato come una colpa, non lo è mai stata! Il passato c’e’ non si cancella, ma ora più che mai “ Hakol le tova” , perché la persona che sono ora è anche grazie al mio trascorso. Potrei dire che ora sono finalmente e veramente libera.

 

 

 

 

 

 

 

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