Nostro figlio fa molti capricci e delle volte non ne capiamo il senso. Cosa fare?

I capricci sono spesso un motivo di disagio per i genitori, soprattutto se alla prima esperienza.

I bambini si dimenano, urlano, si buttano a terra, lanciano oggetti. Questa modalità compare attorno ai due anni circa ed è solitamente temporanea, in quanto con l’acquisizione del linguaggio saranno proprio le parole a sostituire i gesti.

I due anni sono l’età dei no: per il bambino è il suo modo di sentirsi una persona diversa e separata dalle figure di riferimento. La madre è il principale bersaglio di questi no, in quanto è proprio con lei che rischia di confondersi maggiormente. In questa fase infatti il bambino vive in una duplice tendenza: da un lato la dipendenza con la madre e dall’altro la voglia d sperimentare l’autonomia.

Uno dei motivi che scatenano le bizze è relativo al possedere un oggetto: l’idea di possessione e di senso di giustizia sono concetti nuovi per il bambino, che vive ancora in una fase chiamata di “egocentrismo infantile”. Esiste infatti solo il suo punto di vista. Ecco perché si arrabbia quando qualcuno prende qualcosa dalle sue mani o lo allontana dai suoi giochi. La sua reazione sarà quella di mettere in scena tutta la sua disapprovazione, per questo è importante intervenire con fermezza e, solo dopo che si è calmato, provare a spiegare cosa è successo. E’ molto più utile dare al bambino l’idea che ci interessa il perché si comporta così, cosa lo ha spinto, piuttosto che rimproverarlo per il capriccio.

Come fare se il capriccio avviene in un momento poco opportuno? Nel caso di un capriccio in un luogo potenzialmente pericoloso intervenire con fermezza anche fisica; se invece la situazione è meno pericolosa potrebbe essere utile anche lasciarlo sfogare da solo, magari con vicino i suoi giochi. Tornerà il sereno appena la tempesta si sarà calmata.

Un suggerimento: giochi di manipolazione come pongo, plastilina, sabbia, ecc… sono molto utile per placare l’ira.

Delle volte può servire uno sculaccione: in questo caso magari spiegare perché si è scelta questa modalità, chiarendo che è un’eccezione alla regola del “non si picchia”.

Evitare di usare frasi che descrivano la personalità del bambino, perché si rischia di etichettarlo: piuttosto che “Sei sempre il solito…” meglio usare “hai sbagliato a…” (porre quindi l’accento sul comportamento).

Dott.ssa Giuliana Pelizzari

Psicologa – Psicoterapeuta

Esperta in età evolutiva e genitorialità

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