Fa male l'uso di doping?


Il cattivo rapporto con il nostro corpo si manifesta inoltre nell’uso di sostanze anaboliche, che non è sempre motivato esclusivamente dal desiderio di vincere gare sportive, ma anche dalla pura e semplice vanità. Nel giro di qualche decennio, le masse muscolari di giocatori e atleti si sono mediamente gonfiatein maniera notevole. L’origine della brama di trascendere i limiti del corpo nelle competizioni sportive può essere rintracciata fin nell’antica Grecia. Agli inizi del secolo scorso, all’abuso di droghe capaci di migliorare il rendimento atletico è stato dato il nome di «doping», termine di origine olandese derivante dalla parola «dop», che indicava una bevanda alcolica cui ricorrevano i guerrieri zulù prima di andare in battaglia. L’uso di steroidi anabolici e di sostanze con effetti simili è una pratica che ha cominciato a diffondersi intorno agli anni Cinquanta e ormai ha raggiunto dimensioni pandemiche. All’inizio gli steroidi venivano utilizzati esclusivamente da culturisti e atleti di un certo livello, ma il loro impiego si è esteso via via agli sportivi dilettanti, agli atleti del fine settimana e ai semplici appassionati. in effetti è sorprendente che in alcune comunità, per esempio quella gay, una muscolatura ipersviluppata sia diventata lo standard della bellezza. Da quando, nel 1935, si è riusciti a individuare il testosterone, le tecniche per modificare le facoltà fisiche sono passate dalla sfera della superstizione e dell’esoterismo al campo della scienza. A partire da quella scoperta è stato possibile produrre sostanze che imitavano gli effetti del testosterone e che hanno poi favorito la creazione degli steroidi anabolici (termine che in origine significava appunto «costruzione di tessuti»).
Queste sostanze sono estremamente efficienti per accrescere il volume muscolare e dunque la forza del soggetto e la sua aggressività, la qual cosa è assai utile e preziosa sul terreno di gioco o in pista dal momento che stimola la competitività. Sfortunatamente, queste sostanze miracolose sono ad alto rischio e possono avere gravi effetti secondari, per esempio causare tumori, infarti, depressione, disturbi del fegato e impulsi suicidi. Inoltre, questi farmaci presentano un inconveniente fastidioso: negli uomini possono provocare lo sviluppo dei seni e ridurre le dimensioni dei testicoli, mentre nelle donne possono causare la crescita anomala del clitoride, l’arrochimento della voce, la comparsa di peli sul viso e la calvizie, insieme ad altre conseguenze meno vistose ma altrettanto indesiderabili. Ai nostri giorni, qualsiasi atleta di primo piano, professionista o dilettante, rappresenta un prodigio della scienza, un esperi mento biochimico destinato a ottenere il massimo rendimento per poter svolgere compiti atletici altamente specializzati. Questi sportivi, che si sono sottoposti per anni a brutali regimi di allenamento e a una preparazione maniacale, ingurgitano pastiglie a dozzine e si praticano altrettante iniezioni, che comprendono – ma non si limitano a vitamine, proteine, sali minerali, aminoacidi, creatina, estratti e integratori alimentari di ogni tipo.
Inoltre, sperimentano in continuazione innumerevoli composti. miscugli e performance enhancers come il thg (tetraidrogestrinone), l’Androstenedione e gli ormoni della crescita, come il celebre igf-1 (Insuline Growth Factor 1), una proteina che provvede alla crescita e alla riparazione dei tessuti muscolari; progettata con fini terapeutici, oggi circola ampiamente in maniera semi-clandestina, soprattutto attraverso Internet. Il consumo di queste sostanze, oltretutto, esalta le caratteristiche spettacolari delle gare sportive, che si trasformano in frenetiche, stupefacenti e divertenti competizioni tra fenomeni soprannaturali. Che però ci costringono a domandarci chi sta gareggiando veramente: la volontà o la chimica? Esseri umani o ditte farmaceutiche? Paesi o laboratori transnazionali? Quel che è innegabile è che nessun atleta – per quanto bravo, dotato di talento e consacrato alla sua specialità – potrebbe gareggiare, a livello dilettantesco o professionale, senza l’ausilio di sostanze e di tecnologie che migliorino il suo rendimento. Perciò, dimenti chiamo quello che ci hanno insegnato da bambini: per trionfare nello sport non basta allenarsi molto e mangiare verdura, dal momento che il nostro rivale probabilmente si inietta dosi settimanali di 4.000 milligrammi di testosterone.

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