Il sonno del nostro bambino sembra poco sereno. Come aiutarlo?

Il sonno rappresenta per il bambino il mezzo per scaricare le tensioni, per realizzare le proprie fantasie e per mettere in scena le proprie paure.

Durante il dormiveglia, la fase che precede il sonno o che segue il risveglio, il bambino potrebbe apparire apatico e privo d'interesse nel contatto. In questa parentesi di solitudine che il bambino si ritaglia, egli inizia a sperimentare la capacità di stare da solo e quindi inizia ad interiorizzare i genitori come presenze buone da cui si sente protetto anche se sono assenti. È necessario quindi rispettare questa solitudine e isolamento evitando di interferire e sollecitare il bambino, avvicinandosi con delicatezza quando si sveglia e quando si sta appisolando iniziare a prendere le distanze.

Possono incidere sui disturbi del sonno: il clima emotivo dell'ambiente familiare (es. conflitti in famiglia), modifiche alle abitudini acquisite dal bambino che gli procurano quindi un nuovo adattamento (es. svezzamento, primi passi..), situazioni che creano problemi affettivi (es. nascita fratellino).

Soprattutto verso i 2-3 anni l'ora della buona notte diventa spesso un braccio di ferro. Questo momento della giornata rappresenta il distacco dai genitori e il distacco dal mondo esterno e da tutte le scoperte che il bambino ha fatto. I bambini in questa fase sanno che mentre dormono il mondo continua e vorrebbero essere presenti fino alla fine, e soprattutto, nel loro rifiuto ad andare a letto, si nasconde la paura che ritirandosi anche il mondo intorno possa scomparire.

Sono molto importanti per addormentarsi i rituali. La loro ripetitività rassicura il bambino in quanto,se qualcosa si ripete sempre nello stesso modo, senza variazioni, per il bambino significa che può controllarli. Il bambino estenderà quindi questo pensiero anche al mondo esterno. I rituali sono utili sia per prepararlo ad andare al letto, ad esempio dedicando del tempo ad attività calme e rilassanti, sia per far sì che il bambino si addormenti tranquillamente. Sarà poi il bambino a chiedere qualcosa di diverso quando il vecchio rituale avrà esaurito la sua funzione.

I rituali sono utili anche al risveglio, il bambino ha un risveglio lento e ha bisogno di tempi lunghi per uscire dal sonno. In questi casi si può anticipare l'inizio della giornata in modo da seguire i ritmi naturali e spontanei del bambino.

Le regole del sonno devono essere indiscutibili e obiettive. Ogni volta che si fanno degli strappi alla regola e si cede alle richieste del bambino, è bene non farlo casualmente, ma occorre spiegargli che le regole possono essere modificate se ci sono buoni motivi.

I sogni dei bambini tendono ad essere la ripetizione di qualcosa di piacevole o l'espressione di un desiderio mancato. Con i 2-3 anni iniziano anche i brutti sogni. Questa fase coincide con il passaggio dalla dipendenza all'autonomia e quindi i brutti sogni sono spesso espressione della paura di affrontare i propri limiti.

Quando il bambino si sveglia terrorizzato da un incubo è opportuno accorrere al suo richiamo e abbracciarlo. Il contenimento fisico e di pelle dell'abbraccio dà un senso di sicurezza capace di contenere l'angoscia. Magari di giorno si può tornare sul sogno e giocare con lui a sconfiggere l'animale, ad esempio gli si può far disegnare l'animale o raccontare una fiaba che rispecchi le sue paura. Questo serve per rendere controllabile, circoscrivere la sua angoscia, renderla meno inquietante e dargli un nome.

 

Dott.ssa Giuliana Pelizzari

 

Psicologa – Psicoterapeuta

 

Esperta in età evolutiva e genitorialità

 

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