Nostro figlio gioca spesso da solo. E’ un problema?

Il gioco è l’essenza dell’infanzia, un’attività trasversale che accompagna lo sviluppo emotivo, affettivo, sociale e cognitivo del bambino.
I primi giochi si vedono fin dai primi mesi di vita, nella relazione con la mamma: il bambino gioca col suo corpo e con quello della madre, scoprendo se stesso. Uno dei primissimi giochi è il “lancio degli oggetti”, che spesso fa innervosire i genitori. Il bambino infatti ripetutamente fa cadere l’oggetto in questione sorridendo e divertendosi.
Questa azione giocosa è molto importante in quanto il bambino sta sperimentando la realtà che lo circonda e le reazioni delle persone vicine: verrà raccolto? Chi lo raccoglierà? Me lo ridaranno?
È importante in questa fase lasciarlo fare, magari evitando che possa prendere oggetti che facilmente si possano rompere.
Esiste poi il gioco preferito del bambino, ovvero quel particolare oggetto che diventa il suo compagno di vita: un orsacchiotto, un nastro, un fazzoletto, ecc…
L’importanza di questo gioco è fondamentale: diviene infatti ciò che sostituisce il calore materno e l’affetto che viene a mancare quando il bambino inizia a percepirsi come separato dalla madre. Attraverso l’oggetto è come se la tenesse un po’ con sé e ne assumesse il controllo. È importante non sgridarlo, ma rassicurarlo: l’oggetto sparirà appena il bambino si sentirà più sicuro.
Il bambino attraverso il gioco mette in scena se stesso come su un palcoscenico, inventando i personaggi e le storie. Spesso gioca da solo, e si costruisce un mondo tutto suo, sviluppando in questo modo la creatività. Altre volte si stanca nel gioco solitario, è bene pertanto che proprio il genitore sia la prima esperienza relazionale di gioco. “Vuoi giocare con me?”. Il gioco solitario non deve spaventare i genitori, proprio perché il bambino sta cercando di conoscere e costruire se stesso, soprattutto nei primi anni di vita.
Il “giocare solo” può prolungarsi anche durante la scuola d’infanzia o la scuola primaria: se ciò avviene in modo persistente e continuo è bene capire assieme alle insegnanti perché il bambino sceglie questo tipo di gioco.
È importante trovare sempre uno spazio e un tempo per giocare con il bambino.
Un bambino che invece fatica proprio a giocare (sia esso da solo, che con i genitori, che con i compagni) può spesso essere indice di alcune preoccupazioni interne. Meglio, in questo caso, parlarne con uno specialista, può essere solo una fase della crescita.

 

Dott.ssa Giuliana Pelizzari
Psicologa – Psicoterapeuta
Esperta in età evolutiva e genitorialità

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