Festival della maternità: due giornate di riflessione e formazione

La violenza ostetrica viene definita in ambito giuridico per la prima volta nella “Ley Orgánica sobre el Derecho de las Mujeres a una Vida Libre de Violencia” del Venezuela, nel 2007, Articolo 15(13), come:

“appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi della donna da parte del personale sanitario, che si esprime in un trattamento disumano, nell’abuso di medicalizzazione e nella patologizzazione dei processi naturali avendo come conseguenza la perdita di autonomia e della capacità di decidere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità, impattando negativamente sulla qualità della vita della donna”.

Quali documenti ufficiali trattano il fenomeno della violenza ostetrica?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nella dichiarazione dal titolo “La prevenzione ed eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto durante l’assistenza al parto presso le strutture ospedaliere” definisce trattamenti irrispettosi e abusanti durante il parto nelle strutture ospedaliere:

  • l’abuso fisico diretto,
  • la profonda umiliazione e l’abuso verbale,
  • le procedure mediche coercitive o non acconsentite (inclusa la sterilizzazione),
  • la mancanza di riservatezza,
  • la carenza di un consenso realmente informato,
  • il rifiuto di offrire un’ adeguata terapia per il dolore,
  • gravi violazioni della privacy,
  • il rifiuto di ricezione nelle strutture ospedaliere,
  • la trascuratezza nell’assistenza al parto con complicazioni altrimenti evitabili che mettono in pericolo la vita della donna,
  • la detenzione delle donne e dei loro bambini nelle strutture dopo la nascita connessa all’impossibilità di pagare
  • adolescenti, donne non sposate, donne in condizioni socio-economiche sfavorevoli , donne appartenenti a minoranze etniche, o donne migranti e donne affette da l’HIV sono particolarmente esposte al rischio di subire trattamenti irrispettosi e abusi.

Inoltre la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne Adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con risoluzione 48/104 del 20 dicembre 1993, stabilisce all’art 1 che l’espressione “violenza contro le donne” significa ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente probabilmente avere come  risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata.

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