Bambini in ospedale (James Robertson)

Ancora una volta, riproponiamo la lettura di un altro interessantissimo volume, pubblicato dalla Feltrinelli nella collana diretta da Giulio A. Maccacaro, nel 1973. E’ sorprendente l’estrema attualità del tema che James Robertson affronta, così come il silenzio in cui versa ogni forma di pensiero critico. Pensiero che oggi soprattutto viene immediatamente imprigionato entro polarizzazioni discorsive, che alimentano solo il fanatismo di opposte tifoserie, rendendo vano ogni tentativo di ricerca di possibili e differenti alternative, banalizzandole o, peggio, utilizzate per affermare lo status quo del sistema sanitario.

Il problema che Robertson sviluppa in questo libro, che ebbe tanta risonanza in Inghilterra – fu ed è tuttora ignorato da noi. Quando ha la sfortuna di dover entrare in ospedale, il bambino diventa dell’ospedale. Ci si preoccupa di curarlo, di guarirlo fisicamente, ma non si pensa ai gravi danni che lo shock dell’ospedalizzazione nel suo aspetto di distacco dalla famiglia e soprattutto dalla madre può provocare alla sua maturazione psichica. Come pone bene in risalto la relazione premessa al libro, medici e personale infermieristico tendono a considerare la madre un’intrusa nell’ospedale e addirittura si “difendono” dalla sua “inquietante presenza”. Il “paziente del pediatra (…) non è il bambino più di quanto non sia la madre : ma è il sistema madre/bambino (…). Il bambino è l’organo malato della madre, mentre la madre è la coscienza vigile del bambino”.

Sotto questo profilo, l’ospedale pediatrico è esemplare in quanto “unico, realizza fisicamente e amministrativamente nel ‘paziente/sistema’ la separazione del soggetto escluso dall’oggetto ammesso”. Ed è esemplare anche il tipo di situazione in cui paziente, medico, infermiere, ospedale appartengono tutti ad uno stesso potere che li oggettualizza e li reifica. “Se questo è vero”, afferma la relazione del Seminario degli studenti di Biometria e Statistica medica dell’Università di Milano, “non è forse indegna di studio e di verifica un’ultima ipotesi emersa nel nostro dibattito: che il reparto pediatrico non sia tanto un caso particolare quanto un modello cui tende, almeno asintoticamente, tutta l’istituzione ospedaliera”.

A conclusione del libro vengono avanzate proposte affinchè le madri siano ricoverate insieme al bambino ospedalizzato e coinvolte efficacemente nella sua cura, e suggerimenti per sensibilizzare il personale ospedaliero.

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