Constructing The Self, Constructing America: A Cultural History Of Psychotherapy (Philip Cushman)

Secondo Philip Cushman, la disintegrazione della rete unificante di credenze e valori, che ha sempre riunito le persone e dato significato alla vita, ha portato allo sviluppo di ciò che egli definisce il sé vuoto. Questo sé vuoto sperimenta l’assenza di tradizione, comunità e significato condiviso, come un vuoto interiore, una mancanza di convinzione personale e di valore, e una fame emozionale cronica e indifferenziata.
 
Nell’analizzare la posizione della psicoterapia nella realtà del XX secolo, dobbiamo tener presente essenzialmente di due elementi. Il primo si riferisce al fatto che la storia della psicoterapia nel pensiero Occidentale si sviluppa essenzialmente nel nuovo continente. La psicoterapia in Europa trova un difficile terreno dove crescere, sia per l’anti-psicologismo delle dottrine filosofiche idealiste, sia per vicissitudini politiche e storiche che costrinsero gli studiosi europei a emigrare negli stati uniti, trovando una diversa e più accogliente disponibilità. Questo diede vita ad un singolare fenomeno di reimportazione culturale, secondo cui approcci teorici originariamente europei, ritornarono in Europa modificati dall’ambiente socio-culturale incontrato nel nuovo continente. Secondariamente, altro fatto importante, è il principale problema del capitalismo di questo periodo: il ristagno economico.
 
Il capitalismo trovò la risposta a tale problema enfatizzando il consumo di beni e aumentando il controllo tecnico sul lavoro. Questa prospettiva fu realizzata avvalendosi di tecniche psicologiche per penetrare e controllare la vita quotidiana, inclusa la soggettività.
 
L’enfasi americana posta sull’analizzabilità dell’inconscio e la possibilità di sublimare l’Es pervase la psicoanalisi del caratteristico ottimismo americano e della preoccupazione dell’aspetto economico. L’inconscio fu concepito come un terreno in parte nascosto, che poteva essere conosciuto, capito e in tal modo reso finalmente disponibile per propositi “civili”.
Molte teorie della psicoterapia assunsero come imperativo la “salute psicologica”. Per permettere agli individui di essere psicologicamente sani, la psicoterapia doveva aver accesso alla sfera interiore e privata della persona. Così, il Sé del XX secolo fu costruito in modo che desiderasse essere psicologicamente penetrato.
 
La perdita del senso della comunità e della tradizione erano i fattori fondamentali per la costruzione di un Sé disponibile e perfino desideroso di una purificazione interiore e di una guida. Fu nel varco lasciato aperto da questa carenza e che assunse sempre più la connotazione di un vuoto spirituale, che si inserirono la pubblicità e la psicoterapia, ricevendo una positiva accoglienza da parte delle classi medie.
Si osservi che i sentimenti e i pensieri dell’individuo, essendo localizzati dalla psicoterapia all’interno del potente Sé individuale, erano considerati dagli psicoterapeuti come prodotti dei processi intrapsichici e non come effetti della cultura, della storia o delle interazioni interpersonali. Negando l’influenza fondamentale della storia e della cultura, la psicoterapia in Occidente mistificò, inizialmente, l’influenza sociale e il controllo esercitato dallo Stato e da qualsiasi tipo di istituzione sociale. Questo, provocò i sintomi caratteristici del moderno mondo occidentale, come l’alienazione, il desiderio di beni di consumo e la competizione portata all’estremo, considerata come naturale e inevitabile e perciò al di fuori della sfera di influenza della politica e della storia.
 
Il Sé del dopoguerra non possiede un’interiorità colma di spinte, desideri, sentimenti, conflitti, istinti, impulsi, fantasie, carattere, morale, valori e opinioni. Nella nostra società molti elementi confermano che la nostra configurazione del Sé, nella classe media, è quella di un Sé vuoto. Innanzitutto, questa è la principale lamentela delle persone che ci consultano: il vuoto.
Parecchi importanti “sintomi”, oggi, delineano un Sé vuoto che desidera ardentemente di essere riempito: l’eccesso di alimentazione, le varie forme di dipendenza, la solitudine interpersonale, l’acquisto sfrenato e compulsivo, il carrierismo e il lavoro divinizzati ad uniche dimensione dell’esistenza.
 
La pubblicità vende beni di consumo principalmente lasciando ad intendere che, grazie all’acquisto e al consumo del prodotto, l’identità del consumatore si trasformerà magicamente, facendo proprio lo stile di vita del modello o del personaggio famoso utilizzato nella pubblicità. I beni di consumo, quindi, sono divenuti l’oggetto trasformazionale del nostro tempo e il consumo il fondamentale processo trasformativi. Applicando un approccio interpretativo alla cultura popolare, credo che vi siano molti elementi che confermano la descrizione del Sé attuale come un Sé vuoto, disperatamente affamato di cibo, di beni di consumo, di droghe, di celebrità e di leader carismatici.
 
La teoria della dipendenza, una delle teorie della psicoterapia che si è sviluppata più velocemente, porta questa dinamica del Sé vuoto al suo massimo estremo. Le droghe (l’oggetto del consumo) sono concettualizzate come la forza più potente nella vita di un tossicomane (il consumatore). Quando i consumatori dipendono dall’oggetto di consumo, questo ha, su di loro, il completo controllo. E’ irresistibile. L’oggetto di consumo, utilizzato per riempire il consumatore, assume una vita autonoma. Nella teoria della dipendenza, il bene di consumo è divenuto l’ultimo espediente trasformativo: può completamente rinnovare l’identità, rimodellare i consumatori in “amici di droga”. Secondo la maggior parte delle teorie sulla dipendenza, l’unica speranza che ha chi dipende da una droga, è di astenersi completamente dal fare uso del suo pericoloso, onnipotente oggetto di consumo.
 
Il filo conduttore di molti spot è rappresentativo di molte campagne pubblicitarie in cui, mediante l’acquisto o il consumo di un bene, si ottiene di trasformare l’identità o la natura propria dell’individuo. Il bene di consumo è concepito come un importante oggetto trasformativo.
In un altro tipo di pubblicità, gli articoli sono raffigurati come se avessero tratti e personalità umani. La pubblicità di questo tipo opera una scarsa distinzione tra esseri umani e beni di consumo: sembra che non esista più una differenza qualitativa. Pertanto, se i beni di consumo, le merci, sono come gli esseri umani, allora consumare è come avere delle relazioni: è soddisfacente, calmante, energizzante, allontana la solitudine, rende la vita ricca e gratificante. In effetti il consumo è spesso raffigurato così nelle pubblicità contemporanee. Gli ex-tossicodipendenti, spesso descrivono il loro rapporto con la droga in modo simile…
Cushman ipotizza due cause principali che giustificano il vuoto dell’attuale configurazione del Sé. Per prima cosa, la percezione interiore della mancanza di esperienze comunitarie stabili, di tradizioni significative e di certezze filosofiche o religiose. Secondo, il fatto che per evitare il ristagno o la depressione economica, il capitalismo contemporaneo ha dovuto escogitare un modo per assicurare l’acquisto continuo di prodotti superflui e soggetti a cadere velocemente in disuso. A questo risultato si è giunti tramite lo sviluppo del credito facile e generando una fame emotiva all’interno di un Sé perennemente insoddisfatto.
 
Ci sono tre aspetti della storia della psicoterapia che emergono immediatamente. Innanzitutto, gli effetti politici e sociali delle due guerre mondiali e la forma particolare del capitalismo sono stati uno stimolo fortissimo per la crescita della psicoterapia e la sua accettazione da parte della gente. Poi, il programma modernista per la costruzione e la cura dell’interiorità personale di ciascun individuo è stato abbracciato dalla psicoterapia come compito primario ed è, perciò, la sua ragione d’essere. Gli psicoterapeuti sono divenuti essenzialmente i dottori dell’interiorità psicologica. Infine, la giustificazione per accedere all’interiorità profonda e modernista e i mezzi tecnologici per riuscirci, sono stati sviluppati in gran parte dalla teoria e dalla pratica della psicoterapia.
 
Il compito di gestire la popolazione nei tempi di crisi della società o per ristrutturare l’economia è spesso toccato alle scienze sociali. Il tentativo dello Stato di controllare una popolazione di individui autonomi, ha dato alla psicologia una ragione fondamentale per esistere come disciplina indipendente: l’interiorità personale ha bisogno di essere protetta, compresa, sostenuta, curata e fatta prosperare. A sua volta il pensiero psicoterapeutico ha fornito una descrizione e una spiegazione sempre più articolata dell’interiorità e una gamma sempre più ampia di pratiche in grado di accedervi, per poter svolgere una cosiddetta azione terapeutica e, incidentalmente, per influenzare.
 
Sotto questa prospettiva, la psicoterapia può essere interpretata come un’insieme di pratiche che hanno indirettamente creato, adattato e modificato le teorie psicologiche del Sé, per costruire e rifinire il concetto di interiore e sviluppare i mezzi per potervi accedere. E’ un compito enorme e indispensabile per il capitalismo contemporaneo e per l’era post-moderna. Infatti, il Sé vuoto che di è delineato a partire dal secondo dopoguerra, è solo l’ultimo esempio di una lunga fila di interpretazioni che delineano il moderno progetto di un Sé potente e circoscritto dotato di una realtà interiore complessa e sfruttabile dal punto i vista finanziario. In quanto dottori della sfera interiore, agli psicoterapeuti è stato assegnato il compito di prendersi cura e, inevitabilmente, di rigenerare costantemente l’attuale configurazione del Sé.
 
Se potessimo capovolgere la tendenza degli ultimi 150 anni, affermaPhilip Cushman, se potessimo cioè collocare storicamente la psicoterapia e smettere di costruire e proteggere l’interiorità personale, potremmo forse contribuire alla creazione di una critica culturale più completa e produttiva. In tal modo, potremmo riuscire a colludere di meno con il capitalismo contemporaneo e a trovare strade realmente efficaci per trattare le origini principali del disagio psicologico: le strutture politiche ed economiche della nostra realtà sociale. Alla lunga, questo, potrebbe apportare un maggior tasso di guarigioni.

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