Il medico immaginario e il malato per forza (Giorgio Bert)

E' con estremo interesse che InterattivaMente ripropone la lettura di questo volume, pubblicato per la prima volta nel 1974 dalla Feltrinelli, nella collana, allora diretta da Giulio A. Maccacaro, Medicina e Potere.

L'ipotesi di lavoro da cui si muoveva il lavoro di questa collana era che la medicina - come la scienza - fosse un modo del potere: che, anzi, nella conversione e gestione scientifica di dottrine e pratiche, contenuti e messaggi, enti e funzioni, ruoli e istituti, divenga propriamente potere, sostanza e forma del suo esercizio. Ma un'ipotesi già formulata ha bisogno di nuove verifiche, ulterirori ricerche, più ampie ricognizioni che attraversino tutte le mappe della cittadella sanitaria. Il potere che le appartiene, così come quello cui appartiene, può celarsi in ogni suo punto ma estinguersi in nessuno: cercarlo e scoprirlo è già sfidarlo.

Quando una determinata struttura, nata per ottenere un certo risultato, appare inidonea allo scopo, essa è generalmente destinata a cambiare o aessere eliminata. Tale sembra essere attualmente, come allora, la condizione della struttura sanitaria in Italia e in particolare delle sue componenti istituzionali: la facoltà di medicina e l'ospedale.

Che dall'università escano medici incompetenti, che l'organizzazione ospedaliera sia scadente e rischiosa, che si vada sempre più verso una sua "privatizzazione" è cosa di dominio pubblico: le denunce fioccano e sono rendicontate a livello di giornali, rotocalchi, associazioni di vario genere e discorsi di ministri e di uomini politici. Non è certo e non è stato sicuramente lo scopo di questo volume, che qui presentiamo, aggiungere al mucchio una nuova denuncia. Il problema che esso si pone è differente: perchè, a onta della dichiarata e accettata inefficienza  di queste strutture, esse resistono pressochè immodificate? Nonostante quanto se ne dice, esse non rispondono pienamente agli scopi, rispettivamente, di formare medici e di curare malati?

Anzichè limitarsi a denunciare l'ineffficienza di tali strutture, questo libro più fruttuosamente cerca di rispondere a questa domanda. Tralasciando subito la solita risposta disfattista "perchè siamo in Italia", esso analizza invece l'ipotesi dei gruppi più avanzati e più seri (di medici), secondo cui la situazione è tale perchè, entro certi limiti, fa comodo a un sistema di interessi soprattutto economici ed anche politici. Mette in evidenza la logica interna della struttura universitaria ed ospedaliera, mostra come tali interessi economici vengano difesi da ogni tentativo di discorso metodologico e quali siano i momenti qualificanti di questi discorsi.

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