Sostegno psicologico e psicoterapia a donne e minori vittime di violenza e maltrattamenti

La violenza sulle donne è caratterizzata da un’insieme di azioni fisiche, sessuali, di coercizione economica e psicologica che hanno luogo all’interno di una relazione intima attuale o passata. Si tratta di una serie di condotte che comportano nel breve e nel lungo tempo un danno sia di natura fisica che di tipo psicologico ed esistenziale (A.C. Baldry).

Quali sono le forme di violenza?

  • La violenza psicologica (la forma maggiormente diffusa) include tattiche di isolamento, ricatti, insulti, minacce, rifiuti, colpevolizzazioni in pubblico, svalutazioni, umiliazioni, limitazioni dell’espressione personale. Nei casi più gravi, la vittima può tentare il suicidio.
  •  La violenza fisica comprende tutta una serie di atti tra i quali schiaffi, pugni, morsi, tentati strangolamenti (A. C. Baldry); la violenza fisica comprende anche danni agli oggetti o lesioni a carico degli animali domestici.
  • La violenza economica rimanda ad un’insieme di atteggiamenti volti ad impedire che la vittima diventi economicamente indipendente al fine di poter esercitare un controllo indiretto ma molto efficace; tra questi ci possono essere l’impedire la ricerca di un lavoro, la privazione o il controllo dello stipendio, il non accesso al conto corrente familiare etc.
  • La violenza sessuale comprende per esempio le molestie sessuali, le aggressioni sessuali agite con minaccia o costrizione fisica, il visionare materiale pornografico senza consenso, la costrizione a prostituirsi.

Lo stalking è una serie di comportamenti volti a controllare e limitare la libertà del soggetto messi in atto dal partner o ex partner; lo stalking include agiti quali insistenti telefonate non gradite, comunicazioni non volute attraverso sms, posta, e-mail oppure spiare, pedinare, controllare con il “piazzarsi” sotto casa della vittima. Nei casi più gravi, il comportamento di stalking può sfociare nell’omicidio della vittiima.

La donna vittima di violenza è una persona che spesso rinuncia a “lottare”, che è confusa, che ha mille dubbi ( “sarà colpa mia?”), che vive un forte stress, che ha paura .

Nella maggioranza dei casi, la donna viene “isolata” dal maltrattatore a tal punto da renderle difficile qualsiasi contatto con l’esterno e quindi anche con i servizi del territorio.

Le conseguenze, nel lungo periodo, possono portare a patologie psichiatriche o a importanti  disturbi quali i quadri depressivi , le somatizzazioni,  i disturbi post traumatici da stress o le dipendenze da alcool o da sostanze. A livello medico si possono riscontrare cefalee , gastriti ed altri disturbi collegati.

Alla luce di quanto evidenziato, diviene fondamentale offrire uno spazio di ascolto, sostegno e , se necessario, un percorso psicoterapeutico volto a riconoscere  e leggere le varie forme di violenza, ad agire la crisi ed a resistere “psicologicamente”.

L’intervento presuppone l’accompagnamento della donna in un suo percorso di emancipazione dalla  situazione di violenza attraverso il rafforzamento personale e l’acquisizione di particolari strategie di “sopravvivenza”.

Il lavoro con le donne vittime di violenza rappresenta una sfida a quei racconti (dei compagni) che spesso le descrivono come fragili, passive, “pazze”.

Gli interventi, in questo specifico ambito, divengono uno sostegno ed una terapia orientate alla soluzione attraverso i quali la vittima viene vista come sicuramente “influenzata” ma non determinata dalla sua storia di abusi e/o maltrattamenti e che possiede risorse e capacità specifiche (modello delle risorse).

 

 

 I numeri della violenza di genere (dati Istat)


• oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita;
• la maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 69,7% degli stupri) o dall'ambito familiare; solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto;
• oltre il 90% dei casi di violenza non è mai stato denunciato;
• 1 milione e 400mila donne (il 6,6% del totale) ha subito uno stupro prima dei 16 anni;
• solo il 18,2% delle donne è consapevole che quello che ha subito è un reato, mentre il 44% lo giudica semplicemente "qualcosa di sbagliato" e ben il 36% solo "qualcosa che è accaduto";
• la prima causa di morte delle donne dai 14 ai 44 anni è la violenza subita da un uomo.

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