Martedì, 07 Maggio 2013 10:55

Cosa significa essere amati


 

Tu sarai amato il giorno in cui potrai mostrare la tua debolezza senza che l'altro se ne serva per affermare la sua forza.

(Cesare Pavese)

 

 

 

 

 

Martedì, 30 Aprile 2013 07:43

Terapia della famiglia

La terapia familiare coinvolge non soltanto la singola persona ma anche i membri della famiglia che in qualche modo partecipano, hanno un ruolo e sono coinvolti nelle difficoltà che l'individuo esprime e manifesta. Attraverso la terapia familiare è possibile mettere in evidenza come siano le medesime interazioni e dinamiche interne alla famiglia che originano e mantengono le problematiche che la famiglia stessa lamenta e patisce. Nella terapia familiare l’attenzione è spostata dal singolo individuo alla famiglia nel suo insieme, intesa come “sistema”. L’obiettivo della psicoterapia è, quindi, quello di intervenire sulle interazioni e le dinamiche familiari mal-adattive, attraverso la collaborazione e l’assistenza di tutti i membri del sistema familiare. La psicoterapia familiare è una forma di psicoterapia che si svolge tramite incontri a cui partecipano, di regola, tutti i membri della medesima famiglia. L’intento è di capire insieme come la storia delle relazioni possa aver portato ad una situazione di "vicolo cieco", di sofferenza, di incomprensione o addirittura alla presenza di un sintomo psichico in uno dei membri della famiglia stessa. Il terapeuta familiare non considera il singolo individuo come ‘malato’ e gli altri ‘sani’, bensì considera tutti i membri della famiglia come persone appartenenti al medesimo sistema disfunzionale. Il sintomo e il disagio manifestato da un singolo membro del gruppo familiare, infatti, possiede una sua specifica funzione e significato all’interno delle relazioni e degli equilibri familiari esistenti.

La psicoterapia familiare cerca pertanto di assolvere il compito di riconfigurare le risorse della famiglia utilizzando anche strategicamente  le modalità dei colloqui psicoterapeutici che possono svolgersi o alla presenza di tutti i membri della famiglia, o possono rivolgersi  a una  coppia familiare (padre-madre, genitore-figlio ecc..), o possono essere  individuali. 

Il principale obiettivo di ogni psicoterapia  è quello di alleviare e risolvere lo stato di sofferenza del nucleo familiare, così come di ciascuno dei suoi singoli membri. Tali interventi  possono essere diretti anche alla soluzione di altre difficoltà familiari, come ad esempio: di apprendimento e di rendimento scolastico, dello sviluppo psicofisico, della socializzazione dei figli, di gestione delle problematiche più specifiche della relazione di coppia o individuali degli adulti.

La Psicoterapia familiare, inoltre,  si interessa delle difficoltà presenti in una famiglia che deve confrontarsi e saper fronteggiare anche altre situazioni cariche di complessità, come ad esempio: la disabilità fisica, cognitiva e psichiatrica, l’adolescenza, il rapporto itergenerazionale, le relazioni sociali, i lutti e le separazioni e la gestione della malattia o della vecchiaia di uno dei suoi membri, ecc.. .

Il paziente designato

Paziente designato o paziente identificato (identified patient), o "PI", è un termine usato in ambito clinico per descrivere la persona in una famiglia disfunzionale scelta in modo implicito e in modo del tutto inconsapevole per manifestare ed esprimere i conflitti interni della famiglia, attraverso un qualche sintomo psicologico o comportamento problematico.

Il “paziente designato”, cioè, é il membro di una famiglia che si fa inconsapevolmente carico del disagio dell’intero gruppo familiare attraverso l’espressione, manifesta o meno, di una qualche forma di disagio psicologico.

Il paziente designato é colui che mediante il sintomo psichico catalizza e assorbe su di sé problematiche affettive e relazionali del gruppo familiare, spesso inerenti la conflittualità tra i genitori e la loro infelicità personale e/o coniugale, ma non solo questo.

La scoperta della dinamica di ‘designazione’ si deve alla psicoterapia sistemico-relazionale ed é il frutto di osservazioni e di dati clinici estesi, più che di una ‘teoria’ a priori. Secondo il modello sistemico, il disagio psicologico di un elemento del gruppo familiare ha lo scopo di tenere coeso il gruppo là dove la famiglia é vulnerabile in ragione di dinamiche affettive, tenute implicite o nascoste per ‘tutelare’ la continuità dei legami tra i genitori e tra genitori e figli. Il paziente designato assolve, quindi, inconsapevolmente il suo compito nei modi più diversi: può soffrire di attacchi di panico o di pesanti crisi ansiose, può  sviluppare disturbi alimentari, può esprimere una depressione, oppure indulgere in condotte devianti ecc..

In tal modo, la coppia genitoriale concentra interamente la propria attenzione sul membro problematico, su questo figlio vulnerabile, inadeguato e sbagliato, sollevandosi, quasi sempre inconsapevolmente, dalla responsabilità di affrontare la relazione disfunzionale che li unisce.

Il processo di designazione é un processo inconsapevole, quindi involontario, e spesso colpisce l’elemento del sistema dotato di una particolare sensibilità, quello emotivamente più fragile e, in ogni caso, il paziente designato è chi ha meno potere nel gruppo familiare. Il paziente designato può risultare il ‘figlio più amato’, il figlio su cui uno o entrambi i genitori hanno riposto aspettative grandiose e, implicitamente, fantasie di salvezza, per mezzo dell’esperienza della genitorialità, di un matrimonio insoddisfacente.

In questo caso, la designazione si manifesta con un atteggiamento iperprotettivo e ipercontrollante nei confronti del bambino, un atteggiamento che si protrae sino alla vita adulta e che si esaspera alla comparsa della psicopatologia. Più raramente, la designazione avviene mediante esclusione del membro della famiglia che si ammalerà: sin da piccolo, il paziente designato verrà considerato ‘incapace’, ‘inadeguato’ e ‘inferiore’ e trattato perpetuamente come tale. Anche qui, per mantenere in piedi la famiglia, i genitori focalizzano l’intera attenzione sul ‘figlio malato’ e improntano la vita familiare intorno a questo problema così da evitare di confrontarsi sulla qualità del loro matrimonio e, ciascuno per sé, sui problemi personali non detti che infestano la famiglia come fantasmi nascosti.

Una delle evidenze più sconcertanti nella dinamica di designazione è che quando il “paziente designato” inizia una psicoterapia, la famiglia reagisce con sottile ostracismo o con aperta ostilità. Ciò accade – sempre inconsciamente - perché il sistema familiare designante vive lo psicoterapeuta come un invasore, un elemento che disturba il precario sistema delle relazioni interne alla famiglia, relazioni che per quanto precarie costituiscono comunque l’unica forma di equilibrio che la famiglia è riuscita ed è stata in grado di trovare.

Alcuni dei sabotaggi classici della famiglia designante sono:

  • tentare di invadere lo spazio terapeutico individuale e, quindi, cercare di controllare o manipolare lo psicoterapeuta;
  • ricattare economicamente il paziente e fare pressioni perché ottenga risultati in fretta mentre, nel contempo, si screditano terapia e terapeuta;
  • indurre il paziente designato ad abbandonare la terapia.

Questo accade perché l’operato del terapeuta smuove gioco forza il sistema, dal momento che aiuta la persona a svincolarsi dal sintomo e a raggiungere più consapevolezza e più autonomia. Quando poi i sintomi si attenuano sino a sparire, in famiglia scoppiano i drammi e il sistema designa al più presto possibile un nuovo paziente o fa di tutto per interrompere la guarigione del suo primo “designato”.

Potremmo dire che si tratta di una dinamica umana, troppo umana e al contempo terribile, se non fosse che tutti gli attori coinvolti agiscono nella totale inconsapevolezza. La rigidità morale, le regole severe, il controllo assoluto, la svalutazione, la rappresentazione “paranoide” e persecutoria di un mondo esterno ostile e difficile sono alcuni dei cardini robusti che mantengono l’equilibrio del sistema familiare designante che, anche se disfunzionale, è la sola forma di equilibrio possibile, a meno di assumersi la responsabilità del cambiamento su tutti i livelli: famigliare, di coppia, personale.

Aiutare un paziente designato è molto complesso. Prima di tutto perché non riconosce la sua designazione, avendo costruito interamente la sua identità unicamente sui ruoli che il sistema familiare gli ha messo a disposizione e gli ha indicato. Secondariamente perché egli stesso coopera con la famiglia e si oppone al cambiamento sia in quanto la sua stessa esistenza ne dipende (sul piano affettivo e, spesso, anche su quello economico) e sia in quanto teme che a causa sua ne possa derivare la distruzione dell’intero sistema familiare. Pertanto, accade spesso che il nucleo familiare si schieri “contro” la terapia e il terapeuta e che il paziente non riesca, dopo un iniziale progresso, a rendersi autonomo emotivamente dal reticolato di prescrizioni paradossali ingiunte dal sistema-famiglia allo scopo di evitare la perdita di un suo membro. Ciò comporta , in molti casi, l’interruzione del trattamento, un periodo di “stasi” e la successiva ricerca di un nuovo terapeuta, un nuovo medico, un nuovo psicologo. Perché questo è lo scopo del sistema disfunzionale: mantenere lo status quo e dimostrare che è l’unico possibile. 

 

 

 Il padre, la madre, il figlio, la figlia

(Jean Arp)

Il padre s’è impiccato
Al posto della pendola.
La madre è muta.
La figlia è muta.
Il figlio è muto.
Tutti e tre seguono
Il tic e tac del padre.
La madre è aria
Il padre vola attraverso la madre.
Il figlio è uno dei corvi
Della Piazza San Marco di Venezia.
La figlia è un piccione viaggiatore.
La figlia è dolce.
Il padre mangia la figlia.
La madre taglia il padre in due
Ne mangia la metà
E offre l’altra a suo figlio.
Il figlio è una virgola
La figlia non ha né capo né coda.
La madre è un uovo speronato.
Dalla bocca del padre
Pendono code di parole.

 

Sui figli

(Kahlil Gibran)

I vostri figli non sono i figli vostri.
Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi,
e non vi appartengono benché viviate insieme.
Potete amarli, ma non costringerli ai vostri pensieri,
Poiché essi hanno i loro pensieri.
Potete custodire i loro corpi, ma non le anime loro,
Poiché abitano case future, che neppure in sogno potrete visitare
Cercherete d’imitarli, ma non potrete farli simili a voi
Poiché la vita non s’attarda su ieri.
Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono
scoccate lontano.
In gioia siate tesi nelle mani dell’Arciere.

 

 

«Io sono quello che sono per quello che tutti siamo»

«Io sono perché noi siamo»

«Io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti»

«Umanità verso gli altri»

Pubblicato in Psicoterapia

 

L'ipersessualità o dipendenza sessuale o sex addiction è un disturbo psicologico e comportamentale nel quale il soggetto sperimenta una necessità patologica ossessiva di avere rapporti sessuali o comunque di pensare al sesso, e ha quindi una dipendenza dall'attività sessuale (analoga a quella che si può avere per un qualsiasi tipo di droga).
Nella comunità medica e psicologica, scientifica non si è raggiunto il consenso sul fatto che la dipendenza sessuale esista effettivam

ente e su come descrivere il fenomeno. Gli esperti che ne sostengono l'esistenza la descrivono come un'effettiva dipendenza, al pari di altre come l'alcolismo e la tossicodipendenza. L'atto, in questo caso quello sessuale, verrebbe utilizzato pe

r gestire lo stress o i disturbi della personalità e dell'umore.

Alcuni studiosi ritengono che la dipendenza sessuale sia, allo stato attuale, una forma di disturbo ossessivo-compulsivo e si riferiscono ad essa come sexual compulsivity, ovvero compulsione sessuale. Altri ancora credono che la dipendenza sessuale sia un mito in sé, un sotto prodotto di influenze culturali e di altro tipo.

L'ipersessualità comporta un'attitudine dell'uomo o della donna a essere pronti, in qualsiasi luogo e con qualsiasi persona, a copulare oppure a praticare atti di masturbazione (a volte anche compulsiva), esibizionismo e voyeurismo. Per colui che ne soffre, potrebbero prima o poi deteriorarsi i rapporti affettivi e relazionali (anche gradualmente), compromettendo di conseguenza altre attività quotidiane e sociali dell'individuo. Il soggetto affetto da dipendenza sessuale può avere livelli più alti, rispetto alla media della popolazione, di disturbi della personalità e dell'umore quali ansia, depressione, aggressività, ossessività e compulsività.

Le conseguenze di una dipendenza sessuale possono essere molteplici, ma non necessariamente si presentano contemporaneamente in tutti i soggetti, inoltre possono essere più o meno accentuate a seconda del livello, della gravità e del tipo di dipendenza.

Tra le conseguenze indotte dalla dipendenza sessuale possono essere citate:

Stress fisico
Deterioramento delle relazioni sociali
Diminuzione della memoria a breve termine e di sintesi;
Opacità cognitiva e diminuzione delle abilità cognitive quali: intuito, astrazione, sintesi, creatività, concentrazione;
Diminuzione del rendimento fisico; stanchezza cronica
Alterazione del sonno
Aumento dell'ansia, senso di frustrazione, apatia
Disorientamento progettuale: incapacità di operare scelte importanti o di cambiamento
Svalutazione di sé, tristezza, malinconia e depressione; irrequietezza; isolamento sociale.
Tra le conseguenze legate specificatamente alla sessualità:

Saturazione attrattiva e affettiva, difficoltà di innamoramento.
Variazione delle consuete relazioni sessuali: il soggetto cerca di ricreare con il proprio partner uno schema osceno.
Terapia

Il disturbo, investendo naturalmente il campo psicologico, viene di norma affrontato con psicoterapia individuale o di gruppo, all'interno della quale viene applicato un metodo leggermente diverso da quello usato nell'astinenza (utilizzato ad es. nelle dipendenze da alcol e droghe), un procedimento che si prefigge l'obiettivo di spingere il soggetto a superare l'ossessiva percezione del bisogno e ritornare ad avere un sano rapporto con la sessualità. Nei casi più ostinati, accanto alla psicoterapia, possono essere impiegati farmaci di tipo ansiolitico e terapie farmacologiche in grado di attenuare la libido.

 

 

 

 

Pubblicato in Sessuologia

Generalmente la persona che si rivolge al nostro Centro clinico svolge inizialmente una serie di colloqui anamnestici ed esplorativi, orientati alla comprensione del problema, alla valutazione delle possibilità di trattamento psicoterapeutico e all'individuazione del professionista in grado di poter meglio costruire insieme a Lei quella che in termine tecnico si indica come alleanza terapeutica. Senza la quale, nessun tipo di intervento sarebbe possibile.

Al termine di tale indagine le verranno fornite delle proposte terapeutiche e, se il caso lo richiede, anche un accertamento psicodiagnostico o un riferimento fuori struttura, ad altro professionista (ad esempio una visita medica).

Per la questione a cui fa accenno e che lamenta, cioè un Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo, sinceramente non esiste un protocollo standard, questo perchè la psicologia, diciplina tra le più complesse, lavora con la dimensione soggettiva delle persone e quindi estremamente variabile. Dimensione che è definibile in modo estremamente preciso, ma che, come lei può ben capire, si differenzia da persona a persona. Ad esempio, il fegato di una persona funziona esattamente come quello di un'altra, mentre la mente, ciò che caratterizza la nostra identità personale, al contrario, funziona e si costituisce in modo estremamente individuale e specifico. In più, le problematiche della sfera sessuale sottendono sempre, quando siano di origine psicogena e in assenza di correlati organici, aspetti disfunzionali della vita di relazione, della vita affettiva e della vita interiore. Questo proprio perché la sessualità umana, oltre ad avere implicazioni di carattere bio-medico, è soprattutto “qualcosa per qualcuno”, cioè non può essere mai disgiunta dai significati che le persone attribuiscono alle loro esperienze. In poche parole, la sessualità umana non è mai un fatto meramente “meccanico”, quanto piuttosto si caratterizza per un suo coinvolgimento di natura emotiva e psichica, affrontabile proprio attraverso un percorso di psicoterapia.

Pubblicato in Domande e risposte

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