Martedì, 04 Giugno 2019 16:43

La sindrome del burnout

Il termine burnout sta ad indicare una particolare forma di reazione allo stress lavorativo, soprattutto tipica delle cosiddette professioni di aiuto (medici, infermieri, psicologi, insegnanti, poliziotti, vigili del fuoco, avvocati, ecc..) ossia professioni nelle quali il rapporto con l’utente/paziente/cliente ha un’importanza centrale in termini di significato e di lavoro in sé.

Tale sindrome sarebbe caratterizzata da una costellazione di sintomi psicofisici e di atteggiamenti verso il lavoro e le sue componenti costituirebbero la fase finale di un processo difensivo-reattivo verso condizioni di lavoro vissute come insoddisfacenti.

Il burnout è un processo che si sviluppa diversamente in ogni individuo a seconda delle caratteristiche del lavoro , delle caratteristiche personali e del contesto sociale. Per sindrome del burnout si intende una risposta ad uno stress emozionale cronico con tre particolari componenti:

  1. Esaurimento emotivo
  2. Ridotta produttività nel lavoro
  3. Deterioramento della relazione con l’utente/paziente/cliente

Alla sindrome del burnout vengono associate e spesso sovrapposte varie sensazioni psicologiche come l’apatia, l’ansia, la depressione ecc..

La depressione è uno dei sintomi principali, tuttavia la depressione da burnout è sostanzialmente differente da quella “cronica”. Una persona depressa non reagisce e tende a darsi per vinta, mentre un soggetto in burnout cerca di recuperare l’energia persa. In un depresso si può identificare l’evento demoralizzante, mentre in un soggetto in burnout la depressione si manifesta come una conseguenza dell’energia consumata senza ottenere i risultati previsti.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto tale sofferenza, specificando che non si tratta di una vera e propria malattia, caratterizzata da sintomi ripetitivi e una causa ben definita, ma di una sindrome che si manifesta con una costellazione di sintomi e segni che possono variare e non sono riconducibili a una causa comune.

Lunedì, 03 Giugno 2019 10:27

Non potete cambiare gli altri

Non potete cambiare gli altri. O li amate per ciò che sono,
o non li amate.
Cercare di cambiarli per adattarli a ciò che vorreste che fossero,
è come cercare di trasformare un cane in un cavallo.
Gli altri sono ciò che sono, e voi siete ciò che siete.
Sapendo questo, potete decidere se ballare o
non ballare.
Dovete essere completamente onesti con voi stessi,
dichiarando ciò che volete e decidendo se vale la pena danzare.
Dovete comprendere bene questo punto, è molto importante.
Se lo comprendete davvero, forse riuscirete a vedere negli altri
la verità e non ciò che volete vedere.
( Don Miguel Ruiz )

psicoterapia1

 

Premesse teoriche

Il modello psicoterapeutico adottato per organizzare le prassi d'intervento clinico per le varie problematiche umane di cui la psicoterapia si occupa ha un indirizzo teorico costruttivista ed interazionista che potremmo riassumere in tre punti fondamentali:

  • gli esseri umani agiscono nei confronti delle "cose" (oggetti fisici, esseri umani, istituzioni, idee...) in base al significato che attribuiscono ad esse;
  • il significato attribuito a tali oggetti nasce dall'interazione tra gli individui ed è quindi condiviso da questi (il significato è un prodotto sociale);
  • tali significati sono costruiti e ricostruiti attraverso un "processo interpretativo messo in atto da una persona nell'affrontare le cose in cui si imbatte.

Questo processo interpretativo è costruito da processi psicologici e "I processi psicologici sono canalizzati dall'anticipazione degli eventi". L'attenzione è qui focalizzata sulla persona, intesa nel suo insieme come sistema complesso, nonché sulla natura processuale della sua vita psicologica. Ogni atto "interpretativo" avviene attraverso un sistema di costrutti personali. “Un costrutto, come la stessa radice semantica lascia intuire, è l'unità elementare di discriminazione attraverso la quale si attua il processo di costruzione. È una dimensione di senso, "un asse di riferimento, un criterio fondamentale di valutazione" che può essere "esplicitamente formulato o implicitamente agito, verbalmente espresso o totalmente inarticolato, intellettivamente ragionato o vegetativamente sentito ma che, in ogni caso, permette di riconoscere due cose come simili e, allo stesso tempo, differenti da una terza. I costrutti sono le chiavi di lettura che rendono il mondo intelligibile: se non disponessimo di tali criteri di discriminazione, il fluire degli eventi ci apparirebbe indifferenziato e di conseguenza privo di significato.

Per formare un costrutto sono necessari almeno tre elementi: due elementi devono essere percepiti come simili l'uno all'altro, il terzo come differente dagli altri due. I primi due formano quello che è inteso come polo di somiglianza del costrutto. Il terzo rappresenta il polo di contrasto del costrutto ed è dato dalla differenza nel confronto con agli altri due elementi.

L'uomo osserva il mondo attraverso lenti o schemi che egli stesso crea e che cerca di adattare alle diverse realtà. I costrutti sono dimensioni di significato, modalità per costruire la realtà, strade sulle quali percorriamo la nostra vita o i canali lungo i quali scegliamo di orientare la nostra esistenza.

 

Psicologia delle differenze

Le persone differiscono fra loro nel modo in cui costruiscono la realtà dei loro eventi. Le differenze tra le persone non dipendono (sol)tanto dall’avere esperito eventi diversi, ma dal modo con cui hanno costruito tali eventi. Il riferimento alla dimensione “interna” di interpretazione spiega come mai due persone sottoposte ai medesimi stimoli ambientali, (re)agiscano in modi del tutto differenti. Il sistema costruttivo di una persona varia a seconda di come, di volta in volta, essa costruisce la replica degli eventi medesimi, mentre i processi psicologici di una persona sono simili a quelli di un’altra persona, nella misura in cui la prima costruisce l’esperienza in modo simile alla seconda. In tal senso è possibile poter parlare di corrispondenze, ma mai di correlazione causa-effetto. Per la psicologia costruttivo-interazionista i medesimi contenuti (sintomi) possono avere processi di costruzione differente. Al contrario, processi dissimili (eziologia) possono avere contenuti (sintomi) abbastanza uguali.

 

Il problema è sempre la migliore soluzione

L’aspetto che più dovrebbe interessare l’occhio del clinico non è tanto l’inquadramento diagnostico del disagio riportato, quanto il saper cogliere le implicazioni collegate alla vita di quelle specifiche persone sia rispetto ai modi con cui tale disagio si esprime, sia rispetto alla remissione di quel “sintomo” manifestato. Per la psicologia interattivo-costuttivista il disturbo della persona non può essere separato dalla sua identità. Il modo in cui una persona si deprime, manifesta una disfunzione erettile o un vaginismo, accuserà uno stato d'ansia o un disturbo psicosomatico, sarà diverso da quello di un'altra: possono esserci degli aspetti in comune, come ad esempio i pensieri negativi, le preoccupazioni, ecc.., ma il contenuto dei pensieri sarà sempre particolare. La teoria costruttivo-interazionista definisce un disturbo psicologico come qualsiasi costruzione personale che venga usata ripetutamente nonostante una continua invalidazione. Una persona è in difficoltà quando il sistema di costrutti che usa la tradisce, quando non può dare un senso a ciò che le accade. E' allora che può sviluppare quelli che sono noti come 'sintomi'.

La psicoterapia dovrebbe far sentire alla persona che sta tornando a vivere"

"Scopo della psicoterapia costruttivista è quello di aiutare una persona a ri-costruire la propria vita senza che essa rimanga vittima del proprio passato" (George  Kelly)

"Proprio come lo studente ricercatore che non sa organizzare un progetto di ricerca in una domanda adeguata, il paziente spesso è così vicino al problema da non saper distinguere la foresta dagli alberi. La psicoterapia deve cominciare non fornendo risposte, ma generando domande migliori a mano a mano che vengono prese in considerazione costruzioni alternative. Il modo in cui il problema è formulato è di solito parte del problema stesso" (Trevor Butt)

 

psicoterapia padova 3

 

Quale Diagnosi?

Il primo scopo di una misura psicologica, in situazione clinica, è cercare di vedere i sentieri lungo i quali la persona è libera di muoversi e il primo scopo di una diagnosi clinica è fare una mappa della direzione di movimento che è attualmente disponibile. (G.Kelly)

L’approccio costruttivista considera la persona come un sistema di conoscenze impegnato in una continua attività costruttiva della propria realtà. Nel suo continuo divenire, il sistema tende verso livelli di maggiore complessità e di ordine interno, cercando di mantenere un adattamento dinamico con l'ambiente (e con l'ambiente sociale in particolare) e di conservare il proprio senso di identità personale.

Partendo da tali presupposti, la cosiddetta “malattia” viene concettualizzata come un disturbo nel processo di elaborazione del sistema stesso e non come un’entità indipendente dal paziente, definibile secondo criteri esterni al sistema personale del soggetto. Si tratta, quindi, della scelta da parte del sistema di costrutti personali di non modificarsi in relazione alle modificazioni che percepisce nell’ambiente da esso definito al fine di mantenere un adattamento.

La cosiddetta “guarigione” è, invece, rappresentata dalla acquisita possibilità da parte del sistema di operare nuove elaborazioni. In sede di terapia è possibile individuare le caratteristiche strutturali del sistema responsabili dell’arresto del suo sviluppo e, attraverso opportune tecniche – scelte in base delle dimensioni diagnostiche ritenute implicate nel disturbo – favorire la modificazione di tali caratteristiche al fine di permettere al paziente la ripresa del movimento elaborativo.

"Nessuno abbandona alla leggera il suo attuale contatto con la realtà: è una scelta costellata di minacce e difficoltà. L’incoraggiamento di nuove costruzioni è un esercizio creativo che rappresenta chiaramente la forma più radicale che la psicoterapia può prendere" (Trevor Butt)

Le persone richiedono un aiuto terapeutico quando sentono di non poter affrontare la vita o uno specifico evento della loro vita.

Pertanto, nella relazione di consulenza clinica così intesa, la persona è l’esperta di se stessa, della sua storia; ha un’intima e profonda conoscenza del contenuto del problema. Il terapeuta, invece, è un esperto delle tecniche conversazionali utili a indagare e elaborare il materiale della persona, metterla in reazione con ciò che, fondamentalmente, è impegnata a fare: organizzare l'esperienza in un modo che le permetta di poter mantenere e giocare un ruolo nella relazione con il mondo".

 

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Cambiamento

La teoria dei costrutti personali guarda al cambiamento come al modo di interpretare le cose, non come al comportamento: “l’attenzione è sulla filosofia generale della persona piuttosto che sul condizionamento di specifici comportamenti” . Il cambiamento è possibile solo nella misura in cui la persona percepisce come significativo il movimento che sta realizzando nella sua vita.

Nella sua esposizione dei progetti psicoterapeutici, Kelly descrive otto livelli di cambiamento, distinguendoli l’uno dall’altro sulla base del diverso e sempre maggiore grado di creatività ed elaborazione del sistema.

1. Il primo livello di cambiamento è quello per contrasto. Tale cambiamento è piuttosto superficiale, poiché la dimensione di significato rimane la medesima, semplicemente il sé si sposta da un polo all’altro di uno stesso costrutto. Esso è spesso improvviso, ma poco duraturo, poiché la persona può andare incontro ad invalidazioni non anticipate. Il cambiamento per contrasto è abbastanza semplice da realizzare, tuttavia è importante prestare attenzione alle implicazioni, spesso complesse, che esso può avere per altri aspetti della visione del mondo generale della persona.

2. Il secondo livello di cambiamento consiste nella scelta di un altro costrutto, già presente all’interno del repertorio di costruzioni a disposizione della persona. Anche se lo spostamento può apparire superficiale e leggero, tuttavia esso può implicare un cambiamento più vasto all’interno del sistema di costrutti: la persona, per esempio, può raggiungere una miglior capacità di discriminazione ed un maggior potere predittivo.

3. Il terzo livello di cambiamento ha a che vedere con l’aumento del livello di consapevolezza cognitiva: alcuni costrutti non verbali, pre-verbali o verbali poco definiti diventano via via più espliciti e la persona comprende maggiormente il perché di alcuni suoi comportamenti ed è in grado di spiegarli anche attraverso le parole

4. Il quarto livello di cambiamento concerne la verifica della coerenza interna del sistema di costrutti personali: gli apparenti contrasti vengono risolti, i dilemmi vengono superordinati, le incoerenze vengono riconosciute e ad esse viene attribuito un significato. Ciò che accade è che l’organizzazione gerarchica del sistema viene ristrutturata, riuscendo ad individuare un costrutto superordinato che possa risultare comprensivo rispetto alla contraddizione prima esistente.

5. Il quinto livello di cambiamento riguarda la verifica della validità predittiva dei costrutti, il che per la persona implica divenire un buon osservatore e raccogliere prove per validare o invalidare le proprie convinzioni. Tale atteggiamento di apertura nei confronti della rielaborazione ha a che fare con la proposizionalità della persona stessa e ne migliora la capacità di anticipazione, riducendo inoltre la sua ansia.

6. Il sesto livello di cambiamento consiste nell’aumento o nella riduzione del campo di pertinenza di un costrutto, il quale viene applicato in modo più esteso per comprendere un maggior numero di eventi o, viceversa, viene reso obsoleto attraverso una costrizione a pochi eventi. Tale cambiamento ha spesso a che fare con i ruoli che le persone rivestono nella loro vita (es. figlio, padre).

7. Il settimo livello di cambiamento riguarda la rotazione degli assi di riferimento di un costrutto. Questo implica che il significato del costrutto in oggetto viene modificato, come anche le sue relazioni con il resto del sistema. Ciò comporta un cambiamento piuttosto profondo all’interno del sistema di costrutti della persona ed un grande atteggiamento creativo: gli elementi appartenenti al campo di pertinenza di un certo costrutto possono passare da un suo polo al polo opposto.

8. L’ottavo e ultimo livello di cambiamento descritto da Kelly concerne la creazione di nuovi costrutti. Questa è la massima espressione di creatività: attraverso tale processo la persona acquisisce nuovi significati. Le vecchie dimensioni non vengono solo sostituite da nuove costruzioni, ma vengono anche abbandonate, sospese. Grazie a questo tipo di cambiamento, la persona vede il mondo da una prospettiva completamente nuova e ciò le fornisce dei vantaggi prima inesistenti.

 

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La relazione terapeutica è il fattore comune (a tutte le psicoterapie) più spesso menzionato. La relazione terapeutica si ricollega al processo del coinvolgimento emotivo tra terapeuta e paziente, che include il concetto di transfert e controtransfert.

Lo sviluppo di una relazione caratterizzata dalla fiducia, dal rispetto ed emozionalmente significativa permette al paziente di stare vicino a una persona senza essere ferito.

Il terapeuta genera, per il paziente, un contesto interpersonale caratterizzato da un clima in cui si possa sentire a proprio agio nell’esporre i propri problemi, provare emozioni negative e rischiare. Paziente e psicoterapeuta contribuiscono a formare l’alleanza terapeutica. Si tratta di un legame emozionale basato sulla fiducia e rinforza il sentimento di una responsabilità condivisa. Con una buona alleanza terapeutica, psicoterapeuta e paziente sanno muoversi nella stessa direzione e lavorano per gli stessi obiettivi. Una forte alleanza terapeutica impedisce al transfert di compromettere la fiducia e il legame. Il fenomeno del "transfert" riguarda quei sentimenti e quelle costruzioni di senso che, a volte, il paziente può indirizzare nei confronti del suo psicoterapeuta, durante un percorso di psicoterapia. In modo del tutto inconsapevole, ad esempio, il paziente può trasferire i sentimenti o le costruzioni di ruolo che ha provato e attribuito a qualcuno in un un'altra relazione significativa, solitamente con i genitori, verso il suo psicoterapeuta (transfert primario) . Il transfert può essere negativo o positivo a seconda dei sentimenti che entrano in gioco. Nel transfert positivo i sentimenti verso il proprio psicoterapeuta sono principalmente di affetto o d'amore. Nel caso del transfert negativo, invece, il paziente sviluppa sentimenti negativi come odio e spesso desideri sessuali. Si tratta di vere e proprie evasioni dalla psicoterapia, che devono essere esplicitate ed elaborate per poter continuare il percorso. Oltre a affrontare il transfert e le costruzioni del paziente, lo psicoterapeuta ha il compito di esplorare il proprio controtransfert, cioè i vissuti, i sentimenti e le emozioni che quello specifico paziente evoca in lui e che appartengono al contesto del setting terapeutico e all’esperienza che lo psicoterapeuta fa nella relazione con quella persona.

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