Dismorfofobia peniena o sindrome da spogliatoio o sindrome da pene piccolo

La fantasia di non avere una dimensione adeguata del proprio organo genitale, conforme a non meglio definiti parametri sociali, sembra essere una preoccupazione ricorrente tra la popolazione maschile. Quello che più colpisce riguarda essenzialmente la paura in questi uomini di non sentirsi conformi anatomicamente rispetto alla dimensione del proprio pene nello stato di riposo.

La maggior parte dei giovani adolescenti che iniziano ad entrare in contatto con i propri coetanei, oppure con individui anche più adulti durante l’attività sportiva, tendono a confrontarsi costantemente focalizzando soprattutto l’attenzione sulla zona genitale, rischiando di preoccuparsi ed incastrarsi in pensieri assolutamente impropri.

La dimensione del pene non in erezione, ha una dimensione del tutto variabile e questo dipende essenzialmente da alcuni fattori:

a) la struttura anatomica costituzionale dell’individuo;

b) gli agenti ambientali come temperature troppo elevate (il pene si distende), oppure troppo fredde (il pene si restringe),

c) le condizioni di “salute” dello stesso individuo.

Inoltre è importante sottolineare quanto la percezione che un uomo può avere del proprio organo genitale sia “visivamente” distorta rispetto al possibile confronto con un altro simile posizionato di fronte. L’auto-osservazione, se non effettuata allo specchio rimanderà costantemente una prospettiva completamente differente (alto-basso) rispetto a quanto osservato frontalmente. Il pene di chi abbiamo di fronte apparirà inevitabilmente più allungato e proporzionato. Molto spesso, infatti, nell’attività clinica, è possibile intervenire rapidamente su quegli individui che sentono di avere una certa inadeguatezza rispetto al proprio organo genitale, suggerendo loro semplicemente di osservarsi di fronte ad uno specchio. Se non sussistono altre disfunzionalità di tipo psicologico (insicurezza, bassa autostima, dubbi sulla propria mascolinità e/o virilità, senso di inferiorità, ecc..), la possibile presa di coscienza permetterà un primo passo importante verso il processo di adeguamento delle proprie sensazioni psico-corporee.

Cosa più complessa riguarda invece il disagio vissuto da alcuni uomini rispetto alla convinzione costante e pervasiva di non avere un organo genitale adeguato sia  nello stato di riposo, che in quello di erezione.

La dismorfofobia peniena infatti evidenzia il problematico stato stressogeno in un uomo a prescindere dall’età, dalle esperienze vissute e dal contesto sociale di riferimento. Tale stato è alla base di un costante disagio di tipo ansioso con concomitanti stati depressivi. Il non riuscire a svincolarsi da pensieri ossessivi e ricorrenti, oltre ad incastrarlo in un circolo vizioso, portano la persona ad isolarsi e chiudersi costantemente in se stessa, allontanandola quindi dal contesto sociale quotidiano.

Le presunte motivazioni riguardano sia elementi psicologici o psicopatologici, ma anche possibili caratteristiche anatomiche dello stesso organo genitale.

I diversi studi effettuati sulla misurazione del pene, considerando la difficoltà a procedere in un’indagine valutata come invasiva e le varie tecniche di misurazione utilizzate, hanno evidenziato alcune dimensioni standard, ovvero relative alla media della popolazione (normalità statistica). La concordanza dei dati evidenzia una dimensione a riposo pari a 8-10 cm in lunghezza (dalla radice dorsale del pene alla punta). Allo stato di erezione, invece, la lunghezza media varia tra i 12-16 cm con una circonferenza variabile di 8/9 cm.

Probabilmente l’uomo che rimane legato al concetto di potenza-virilità non valuterà positivamente tali dati numerici, bensì continuerà a confrontarli con le dimensioni degli organi genitali di uomini più dotati.

Anche il confronto fatto con la pornografia può rimandare costantemente ad una visione distorta.

E’ importante ricordare che un pene per essere definito piccolo, o per essere scientificamente nominato come micropene, deve avere una dimensione in erezione sotto i 7 cm. Questa misura è stata attribuita in base all’impossibilità, di un pene con tali dimensioni in erezione, di riuscire a penetrare la cavità vaginale. Infatti, le dimensioni del canale vaginale a riposo sono di circa 7,5 cm, quindi un pene che in erezione ne misura mediamente il doppio non avrà particolari difficoltà durante il coito.

Avendo accennato alle caratteristiche dei genitali femminili non tutti sanno che la dimensione della larghezza vaginale ha una particolarità molto specifica: la vagina può essere definita una cavità virtuale, le sue pareti sono normalmente a contatto e quindi si adattano al pene durante il coito. Ha una grande elasticità e si conforma a dimensioni diverse, non perdendo mai il contatto con il pene che la penetra. Spesso alcuni uomini durante la penetrazione hanno la convinzione che il loro pene non sia adatto per quella vagina. Questo viene riportato essenzialmente in alcune sensazioni dove è presente un’abbondante lubrificazione vaginale. Forse sarebbe necessario ricordarsi però che, se la vagina è particolarmente lubrificata, la donna sta vivendo un costante e piacevole stato di eccitazione!

Alcuni dati scientifici evidenziano quanto la richiesta di risoluzione di adeguamento psico-fisico rispetto ad una dismorfofobia peniena sia in aumento. Infatti dagli ultimi convegni di andrologia e sessuologia si evince un incremento di tali richieste. Durante le visite andrologiche il 20% richiede un possibile intervento risolutivo anche di tipo chirurgico, mentre l’80% di uomini che effettua una visita per disagi non inerenti alla possibile micropenia, comunque pone la domanda relativa alla presunta “normalità” della dimensione del loro organo genitale. Questo fa molto riflettere sulla “potenza” del confronto tra gli uomini, come anche sull’ipotesi che “essere migliori (potenti)” significhi avere un pene più grande. L’idea che l’ignoranza in materia e la scarsa educazione socio-affettiva delle persone continui a mantenere alto il grado degli stereotipi e dei pregiudizi, sembra confermare un forte disagio psicologico che risulta essere tendenzialmente invalidante.

Esistono diversi quadri clinici, molto rari, che nell’età infantile e in quella adulta osservano una conformazione ridotta delle dimensioni del pene. In queste casistiche è possibile rilevare la vera forma patologica del micropene, quindi un organo genitale con una dimensione in erezione al di sotto dei 7 cm.

Vi sono sindromi genetiche come quella denominata Klinefelter, dove il soggetto nasce con una conformazione anatomica dei genitali esterni essenzialmente poco sviluppata, ma essendo una sindrome si osservano anche altre forme patologiche come un forte ritardo mentale. Anche disagi di tipo endocrino come l’ipogonadismo-ipogonadotropo evidenziano una particolare difficoltà nello sviluppo dei genitali maschili. Inoltre, alcune forme di anomalie di tipo funzionale, se non risolte chirurgicamente, possono impedire un corretto sviluppo del pene, ovvero una regolare funzionalità erettile. Nello specifico si ricorda l’ipospadia (uno sbocco anomalo del meato uretrale).

Per risolvere alcune delle forme più gravi e invalidanti di micropene si ricorre essenzialmente agli interventi chirurgici, ma vista la rarità di tali disfunzioni, la richiesta di allungamento del pene acquista sempre di più un interesse di tipo estetico.

A tale riguardo gli allungamenti del pene che, come sottolineano molti urologi ed andrologi nella maggior parte dei casi non sarebbero “funzionalmente” necessari, riguardano in primis la recisione del legamento sospensore e le innovative tecniche di stiramento ed elongazione dei corpi cavernosi. Nel primo caso la possibilità di recidere tale legamento, che sostiene l’asta del pene alla base del pube sulla sacca scrotale, consente all’organo genitale di cadere a piombo sopra i testicoli acquistando in media circa 2 cm. Per quanto riguarda invece le tecniche di elongazione consistono in sedute definibili fisioterapiche, dove vengono applicati dei tutori all’organo genitale al fine di creare, per mezzo di una costante trazione, un aumento di circa 3 cm. Occorre ribadire però che gli effetti collaterali di tali interventi sono particolarmente numerosi e possibilmente invalidanti.

Il fenomeno della sindrome del pene piccolo sembra essere in costante aumento e l’importanza di una chiara diagnosi differenziale utile a comprender il vero stato delle reali dimensioni dell’organo genitale, diventa fondamentale nonché indispensabile. Non è un caso che alcuni studiosi hanno rilevato quanto la richiesta di eventuali interventi di allungamento non fosse direttamente correlata ad una reale caratteristica di micropene. A tale riguardo il disagio rimanda essenzialmente ad una dismorfofobia peniena, che difficilmente si sarebbe risolta con l’ausilio di tecniche di allungamento chirurgiche e/o fisioterapiche, quanto piuttosto con un percorso di psicoterapia. Quando il disagio è di natura psicologica diventa necessario un intervento psicosessuologico e psicoterapeutico, utile a elaborare il vissuto di profondo disagio, che si manifesta nell’espressione di una precisa inadeguatezza fisica.

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